Scuola e cultura sono le vitamine per le Pmi

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La scolarizzazione degli imprenditori e la cultura d’impresa, al di là del
prodotto commercializzato. Questi sono due dei punti chiave che le Pmi non
devono dimenticare per essere high tech. Parola di Giorgio Rapari, presidente di
Assintel.

La scolarizzazione degli imprenditori e la cultura d’impresa, al di là del prodotto commercializzato. Questi sono due dei principali aspetti che non devono essere dimenticati per portare un’impresa da un livello medium tech a uno high tech. Questo secondo Giorgio Rapari, presidente di Assintel, sentito sul tema del rapporto gestionali-piccole e medie imprese da Pmi@business.

Da chi è che deve arrivare lo stimolo a fare cultura?
Non siamo anglosassoni, siamo un popolo di latini, e non abbiamo un approccio metodico a un problema. Continuerò a ribadirlo, serve scolarizzazione da una parte e cultura d’impresa dall’altra…

Quali sono i passi che le Pmi dovrebbero seguire per essere più efficienti sul fronte economico e su quello tecnologico?
Prima si deve vedere che tipo di soluzione tecnologica si ha in casa e come si è posizionati nei confronti del mercato, poi si deve vedere quali siano gli strumenti che aumentano la competitività e debbano essere adottati in un periodo di breve/medio termine, formare continuamente le persone, soprattutto del marketing e poi essere sempre alla ricerca sia di mercati nuovi ma anche di prodotti, processi e infrastrutture che permettano di essere sempre più competitivi.

Come mai le Pmi sono sempre bersagliate sul fronte della mancanza di informazione nell’It? Non sarà un po’ colpa dei produttori?
Sono mesi che sto dicendo che noi tutti, parlo dal lato dell’offerta, dobbiamo essere bravi a confezionare prodotti semplici per questo tipo di domanda. Noi offerta, al di la della complessità che c’è dietro nella tecnologia, dobbiamo dare un prodotto chiuso, chiavi in mano, di facile uso per un’utenza che da qui dovrà iniziare un percorso di crescita.

Secondo lei l’azione dei commerciali che bussano alle Pmi e parlano con l’imprenditore di turno adottano la tecnica giusta nel raccontare quanto la tecnologia possa essere utile al loro business?
Io credo che, soprattutto su questa fascia d’impresa, quando ci si presenta e si suona il campanello, chi apre la porta si aspetta un interlocutore che parli il proprio linguaggio, conosca i problemi e sappia i punti di forza e di debolezza del settore di appartenenza di colui al quale ha suonato al campanello. Se l’azienda che offre soluzioni è capace di avere dei venditori, commerciali, ecc. che comprendano la materia che stanno trattando, l’approccio sarà positivo, se invece il commerciale è motivato solo da un piano incentivi, dal portare a casa ordini indistintamente dalla qualità del suo approccio al cliente, sicuramente non farà un buon servizio alla sua azienda e nemmeno all’imprenditore potenziale cliente che non si fiderà e non si affiderà a un tale professionista.

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