Più focalizzato il futuro di Byte

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La software house piemontese si sta concentrando sulla gestione delle risorse umane espandendo soprattutto l’offerta di servizi.

Sembra difficile pensare di poter innovare più di tanto nel settore della gestione delle risorse umane, che da molte aziende viene vista sempre più come una commodity. La torinese Byte, invece, ha deciso di concentrare lì le proprie attività. Accettando, fra le altre cose, anche una riduzione del fatturato, che è stato di 56,5 milioni di euro nel 2006, mentre quest’anno si dovrebbe attestare sui 44 milioni, secondo quanto anticipato dal direttore generale Roberto Gamerro. “L’attività di Servizio Titoli è stata ceduta in primavera a Borsa Italiana”, ha precisato il manager.

Byte è oggi in grado di occuparsi di tutto il ciclo della gestione delle risorse umane e accanto ai prodotti sta sviluppando soprattutto un’offerta articolata di servizi. Dei mille clienti in portafoglio, circa 180 hanno un rapporto di Business Process Outsourcing e, quindi, hanno ceduto in parte o del tutto la gestione del personale alla software house piemontese: “Ci sono anche situazioni nelle quali abbiamo rilevato anche il personale della società cliente e dedicato alla gestione del personale – ha osservato il direttore marketing Armando Mantovani tant’è vero che nel 2007 abbiamo integrato in questo modo una ventina di dipendenti, arrivando a 480 in totale”.

Per gestire al meglio questa evoluzione, ma anche l’allargamento dell’offerta in direzione del software-as-a-service (Saas), Byte ha deciso di riportarsi in casa la server farm, ora collocata a Torino. L’azienda si è sobbarcata un investimento di oltre un milione di euro fra macchine, connettività, sistemi di sicurezza e quant’altro, ma in questo modo “siamo in grado di offrire la massima flessibilità ai nostri clienti – ha spiegato Gamerro – passando dall’outsourcing completo della gestione delle risorse umane alla soddisfazione di richieste anche specifiche, come la stampa dei cedolini o la loro disponibilità online”.

Proprio le proposte collegate al software-as-a-service, dove il cliente paga solo per quello che usa, è la strada dalle maggiori prospettive di sviluppo per Byte e anche un segno di quale possa essere l’evoluzione del comparto. Dei 45 nuovi clienti acquisiti nel 2007, quasi la metà arrivano da questo fronte, con circa 2,5 milioni di euro generati, contro i 3,5 milioni stimati per i classici contratti di licensing. “Per molte aziende si tratta di un passaggio quasi obbligato – ha rilevato Mantovani -. Chi deve avviare un sistema informativo del personale oggi guarda al Saas come soluzione più logica, visto che evita di doversi accollare oneri infrastrutturali. Ma non mancano realtà che cedono a noi la gestione del personale, in tutto o in parte, per il solo fatto di non doversi più preoccupare dei frequenti adeguamenti di legge o delle scadenze periodiche e concentrarsi sul proprio core business”.

La scelta di Byte sembra pagare, stando ai dati forniti, che parlano di un fatturato di 38,7 milioni di euro generati dalle Hr nel 2007, con una crescita del 26% stimata in due anni. In quest’ambito, cresce con maggio evidenza quanto abbinato all’outsourcing, con una stima di fatturato di 15,1 milioni di euro a fine 2007 e un salto, in due anni, del 53,5%. In mezzo a tante notizie positive, anche per Byte c’è un punto debole: la carenza di skill specializzati sul fronte della gestione risorse umane. “Le cerchiamo costantemente – ha confessato Mantovani – ma facciamo molta fatica a trovarle”.

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