La Ue avanza dubbi sull’uso esteso dell’Rfid

Workspace
0 0 Non ci sono commenti

Mentre in Italia il ministro Gentiloni liberalizza le frequenze, un’indagine
del Parlamento Europeo mette in guardia da potenziali minacce collegate
all’identificazione a radiofrequenza.

Un decreto ministeriale, firmato dal ministro Gentiloni, liberalizza completamente le radio frequenze per i dispositivi che sfruttano la tecnologia Rfid (Radio Frequency Identification). Questo il passaggio chiave del testo: ” la banda di frequenze 865-868 MHz può essere impiegata, su base di non interferenza e senza diritto a protezione, ad uso collettivo da apparati a corto raggio per le apparecchiature di identificazione a radiofrequenza (Rfid), aventi le caratteristiche tecniche di cui alla decisione 2006/804/Ce. Tali applicazioni sono soggette al regime di “libero uso” ai sensi dell’art. 105, comma 1, lettera o) del Codice delle comunicazioni elettroniche, emanato con decreto legislativo 1° agosto 2003″.

Per la stesura del decreto è stato coinvolto anche il Ministero della Difesa, che ha assicurato la compatibilità tra il servizio svolto sulla banda interessata, sottoposta anche ad utilizzazioni militari, e le applicazioni Rfid per usi civili.

Sul fronte della sicurezza, non più tardi di un mese fa la Commissione Europea aveva condotto una ricerca, intitolata ?Rfid and Identity Management in Everyday Life? da cui è emerso che in Europa si sta assistendo a un elevato numero di implementazioni in radio frequency con tutta una serie di criticità annesse e connesse.

Mentre gli utenti accomunano l’Rfid a una sorta di chiave elettronica o, comunque, di un banale dispositivo tecnologico, in realtà il sistema ha inaugurato un sofisticato meccanismo di tracciabilità e di controllo con prerogative che includono la registrazione di movimenti, spese, produttività, preferenze o abitudini. Passaporto biometrico, sistemi di pagamento, carte fedeltà, carte per il trasporto pubblico: le applicazioni sono tante ma se da un lato l’Rfid aiuta a tagliare i costi, e a incrementare la fidelizzazione dei consumatori dall’altro può essere una minaccia alla privacy perchè potenzialmente aziende, governi, enti e autorità potrebbero abusare della tecnologia.

Gli autori del rapporto criticano anche ll progetto Ue circa l’inclusione nei passaporti europei di un chip Rfid contenente oggi una foto digitale e un domani il Dna, le impronte digitali nonché quelle oculari di ogni cittadino; dati che, inseriti in un database, prima o poi rischiano di essere violati. In pratica, ai vantaggi dell’Rfid applicato alle persone e non alle cose, gli esperti cominciano a soppesare i rischi che, in una logica di libertà e tutela della privacy, possono davvero paventare l’incubo del Grande Fratello orwelliano.

Intanto il consiglio è di moltiplicare l’educazione in materia e di consentire ai consumatori di stabilire quali dati diffondere e quali no, e ai governi di stabilire criteri di archiviazione e di estrazione delle informazioni secondo i massimi criteri di sicurezza.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore