È arrivata la new-real-economy

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È l’ora della seconda bolla internet? L’ipotesi inizia a prendere corpo,
rimbalza sulla rete e finisce perfino sulla bocca di Bill Gates.

È l’ora della seconda bolla internet? L’ipotesi inizia a prendere corpo, rimbalza sulla rete e finisce perfino sulla bocca di Bill Gates. Il chairman di Microsoft, infatti, ha lanciato una sorta di allarme nei confronti di una possibile nuova bolla. Lo ha fatto parlando con la stampa in occasione di una visita a Bruxelles. Alla domanda di un giornalista che chiedeva chi secondo lui potesse essere la prossima YouTube, la società che gestisce il
servizio di condivisione di video online acquisita da Google per 1,65 miliardi di euro, Gates ha risposto che ci sono centinaia di siti con potenzialità come quelle di YouTube, ma è assai complicato individuarli perché restano poco chiari i modelli di business sui quali questi servizi si basano. Gates ha sottolineato che il momento attuale ricorda il clima che c’era ai tempi della bolla dove tutti puntavano ad attirare traffico presso i loro
servizi online, e come allora in molti casi non è ancora chiaro come tali progetti possano poi evolvere.
Da un lato Gates non ha torto, una certa euforia pare esserci, se ne è forse accorto chi è passato dallo Iab forum che si è svolto a inizio novembre a Milano, l’evento dedicato alla pubblicità interattiva online (Iab è appunto sigla dell’Internet advertising bureau). Il clima era euforico, tutti volevano essere presenti, i media hanno fatto a gara per intervistare i personaggi considerati più illustri nel settore, i seminari, benché organizzati perfino in gruppi di tre simultanei, erano tutti affollati. Insomma, un successo almeno in termini di presenze anche se i numeri della pubblicità internet in Italia, che vale circa il 2% del
totale degli investimenti pubblicitari, non giustificherebbero tale euforia. Così come lo Iab forum, benché affollato, non ha dato la sensazione di avere attirato l’attenzione delle vere forze: gli investitori, gli inserzionisti, le grandi e medie imprese che, erroneamente, continuano a preferire lo spot televisivo invadente e troppo dispersivo nel raggiungere il target piuttosto che le nuove forme promozionali. Ma è importante fare passi avanti, insistere, forse bisogna cercare di allargare la platea per non rischiare di creare un evento a uso pressoché esclusivo degli addetti ai lavori.
Forse la bolla sta tornando, ma sarà una bolla molto diversa dalla prima. La finanza ardita, a volte perfino spericolata, continuerà a giocare la sua parte, ma questo è un elemento intrinseco di quel mondo, la differenza sta nel fatto che oggi internet è assai più popolare di quanto non fosse alla fine degli anni ?90, è più diffusa, più utilizzata in modo efficace, gli
utenti sono maggiormente consapevoli, le aziende che vi operano hanno imparato dagli errori dei pionieri (almeno si spera). C’è di nuovo che nel frattempo sono arrivate nuove
tecnologie, che le barriere, soprattutto economiche, per accedere a internet si sono enormemente ridotte (anche se bisognerebbe limarle ancora per ridurre il rischio del fenomeno
del digital divide), che esistono realtà di impresa che hanno dimostrato come con la rete si possono fare business concreti, solidi e capaci di crescere nel lungo periodo.
Forse quella che sta arrivando non è la seconda bolla di internet, ma la vera primavera dell’economia che ruota attorno alla rete. La new-real-economy.

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