Brocade cresce sul consolidamento dei server nei data center

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Nuovo headquarter italiano a Milano. Primi pezzi di una nuova architettura di rete per i grandi centri dati

Per Brocade un lungo elenco di annunci e notizie di inizio d’anno. La sequenza termina per il momento in Italia alla fine di febbraio con l’apertura di una nuova sede a Milano che chiude in modo positivo la fase locale di riorganizzazione dopo l’acquisizione di McData. Come tiene a precisare con Network NewsTino Prato, country manager della società, l’apertura dei nuovi uffici , dopo sei anni di presenza diretta in Italia di Brocade , segna anche un traguardo importante :” Siamo felici per prodotti e per mercato. La country italiana ha raggiunto grazie ai suoi ritmi di crescita il quarto posto tra quelle di Brocade in Europa, in linea con la dimensione dei mercati nazionali, dopo Germania, Gran Bretagna e Francia”. Tra Milano e Roma i dipendenti di Brocade stanno per toccare la ventina di unità con una crescita in particolare per la fornitura di servizi ai clienti: “Anche in Italia , come nel resto d’Europa ci sono clienti che utilizzano nei loro data center servizi professionali di Brocade forniti da nostri tecnici residenti. E i clienti chiedono sempre più servizi” . Anche Ulrich Plechschmidt, responsabile della gestione e dello sviluppo commerciale di Brocade in Europa conferma l’area dei servizi come quella a maggiore rapidità di crescita per Brocade: “Il 10% del nostro fatturato deriva dai servizi professionali e di supporto. Le aziende richiedono di coinvolgere personale Brocade nella progettazione dei data center o per l’implementazione di nuove soluzioni . I nostri primi 50 clienti in Europa dispongono già di un ‘resident consultant’ di Brocade. I clienti con applicazioni mission critical o con grandi reti vogliono interlocutori con esperienza nei servizi. La complessità aumenta e i clienti chiedono specialisti di Brocade per aiutarli”. Paradossalmente la virtualizzazione dei server che consolida le applicazioni su poche macchine genera “operazioni da alta intensità di input/output che non devono avere nella rete un collo di bottiglia. La protezione degli investimenti è un’altra carta vincente di Brocade, e il nuovo DCX Backbone consente di creare nei data center reti interoperabili in modo nativo. Per queste reti – e Brocade è presente nel 70% dei data center con il suo logo o con quello dei suoi OEM – prevedo anche per il futuro una larga coesistenza di diversi protocolli. Non pensiamo , come altri nostri concorrenti, che un solo protocollo basti per tutto. Per mascherare la complessità della situazione attuale delle reti serve una piattaforma multiprotocollo anche se pure noi stiamo lavorando per allargare lo spazio del protocollo Ethernet nei data center”. < Plechschmidt nel suo incontro con Network News ha fatto riferimento alla disponibilità di Brocade DCX Backbone, il primo pezzo di una nuova gamma di prodotti di rete ad alte prestazione per infrastrutture di data center. Progettato per integrarsi senza effetti dirompenti con i prodotti Brocade, switch e director, già al lavoro nei data center (compresi quelle di derivazione McData), permette un livello di consolidamento molto elevato tenendo sotto controllo i rischi operativi derivanti dalla messa in produzione di soluzioni di virtualizzazione dei server: “Banda passante , densità, consumo energetico e facilità di evoluzione sono fattori di rischio da tenere sotto controllo nelle operazioni di consolidamento di server”.
DCX supporta fino a 896 porte Fibre Channel a 8 Gbps se si utilizzano due chassis con 12 Tbps di banda totale di I/O. Supporta in modo nativo le applicazioni di base per la protezione dei dati aziendali: migrazione , replica e codifica. E’ disponibile anche presso Sun Microsystems, partner di Brocade, e lo sarà presso tutti gli altri OEM entro la fine dell’estate. Anche NetApp utilizzerà questo director evoluto multiprotocollo nella sua offerta di storage per i data center. Brocade ha appena chiuso a livello finanziario il suo primo anno fiscale 2008 con un fatturato di 348 milioni di dollari con un progresso del 55% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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