Brembo, dove l’innovazione diventa realtà

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Un mix di fiuto imprenditoriale, tecnologia innovativa, capacità manageriale
e comunicazione hanno dato vita ad un vero e proprio ?miracolo italiano?: la
società Brembo, produttrice di freni.
Per capire quanto l’It abbia contribuito alla sua affermazione, abbiamo
intervistato Alberto Bombassei e Pierpaolo Crovetti, rispettivamente
presidente e direttore Ict dell’azienda bergamasca.

Sulla società Brembo, il produttore di freni più famoso del mondo, che fattura più di 700 milioni di euro e occupa circa 4500 persone di tutte le nazionalità, si sono scritti fiumi d’inchiostro, ed è uno dei più citati e studiati esempi di ?miracolo italiano?, al pari del?miracolo veneto? e dei distretti industriali. Deve la sua fortuna a un mix di fiuto imprenditoriale, tecnologia innovativa, capacità manageriale e comunicazione: infatti ha legato il proprio nome a quello di aziende mitiche, come Ferrari, Porsche, Ducati, Harley Davidson e via dicendo. Brembo ha ricevuto premi e riconoscimenti di tipo tecnico, organizzativo e manageriale. Persino un premio di design per uno dei suoi freni.
Durante il World Business Forum svoltosi a Milano nello scorso ottobre, il presidente di Brembo, Alberto Bombassei, che dopo aver presieduto Federmeccanica per tre anni, dal 2004 è anche vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali e gli affari sociali, è stato invitato a parlare insieme a oratori del calibro di Rudolph Giuliani e Madeleine Albright per spiegare i segreti del suo successo. L’abbiamo intervistato anche noi, per cercare di capire quanto l’It contribuisca alla competitività di questa azienda-modello.

? Qual è il segreto di un imprenditore di successo come lei?
!
Se volessi cavarmela con un battuta, potrei dirle che siccome è un segreto non si può rivelare. Credo che uno non nasca imprenditore, così come credo che non si possa studiare da imprenditore. Penso che in ognuno di noi ci sia il sogno di realizzare qualche cosa, e qualcuno ci riesce. Sinteticamente, ritengo che ci siano almeno cinque concetti che bisogna seguire. Il primo è la grande determinazione di fare qualcosa.
Il secondo è la volontà di crescere, la nostra azienda ha raddoppiato il proprio fatturato ogni quattro o cinque anni per quindici anni consecutivi.
Il terzo punto è la cultura aziendale dell’eccellenza, che deve essere unica e coltivata nel corso degli anni: le cose facili sono capaci tutti di farle, quelle difficili un po’ meno. Il quarto è la scelta di competere sul mercato. Essere competitivi sul mercato internazionale globale vuol dire accettare una sfida d competitività. Infine, ognuno di noi ha un sogno: nel caso di Brembo è quello di fare i freni migliori del mondo.

? Che ruolo ha l’innovazione per Brembo?
!
Oggi tutti parlano di innovazione, ma pochi la praticano. Nella nostra azienda l’innovazione è stato il vero propellente che ha portato alla crescita. Attualmente investiamo quasi il 6% del nostro turnover in ricerca e sviluppo; abbiamo quasi 400 persone che fanno sviluppo e innovazione; depositiamo una quarantina di brevetti ogni anno; disponiamo di un sistema produttivo sviluppato da noi che la maggior parte dei nostri concorrenti ci invidia. Abbiamo dato un grande stimolo alla componente del gusto e del design italiano su un prodotto che viene nascosto sotto i cerchioni di un veicolo. Questo ci ha fatto guadagnare due anni fa il Compasso d’Oro. La giuria ha promosso all’unanimità questo prodotto con la motivazione: ?se non fosse un freno sarebbe un’opera d’arte?. Queste cose nascono spontaneamente quando c’è una cultura di fare le cose bene. L’innovazione deve essere praticata su tre assi cartesiani: l’innovazione incrementale, cioè tutto quello che serve al miglioramento continuo. Il secondo asse è l’innovazione radicale, quando si trovano prodotti, sistemi o mercati completamente nuovi. Il terzo asse è relativo a quei valori e comportamenti insiti nell’azienda e che la rendono unica. Cito un esempio: i violini Stradivari sono unici al mondo, sono stati studiati e riprodotti alla perfezione, eppure l’anima degli originali rimane inimitabile e nessuno riesce a copiarla. Questi tre concetti se attuati bene e insieme consentono una vera innovazione.

? Quale contributo dà l’Ict alla competitività dell’azienda?
!
Ritengo che in generale il contributo dell’Ict per la competitività a ziendale sia fondamentale. Nel nostro caso lo è ancora di più perché, malgrado Brembo non sia un’azienda grandissima, ma una ?multinazionale tascabile?, ha la medesima complessità di una grande multinazionale. Stante la complicazione di avere 24 stabilimenti e sedi commerciali in 12 Paesi diversi e la distribuzione in 70 Paesi, senza un sistema gestionale moderno sarebbe impossibile lavorare. Quando nel tempo abbiamo acquisito qualche piccola società in giro per il mondo, la più grande difficoltà non è stata quella di integrare la produzione o le persone, ma di integrare i sistemi informativi. Ora stiamo impostando un sistema completamente nuovo proprio per evitare questi problemi di integrazione. Sotto il profilo tecnico siamo molto avanti nella gestione dei progetti.
Elaboriamo qualcosa come 250 progetti all’anno, abbiamo rapporti tecnici in co-design, abbiamo nostri ingegneri residenti presso le fabbriche automobilistiche dal Giappone, agli Stati Uniti, alla Germania. Quindi l’unico modo per potere lavorare tecnicamente è di avere sistemi assolutamente evoluti in questo senso.

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