Bea alza il prezzo

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La risposta alla deadline posta da Oracle per decidere sulla proposta d’acquisto è arrivata e poggia su una richiesta più elevata.

A 21 dollari per azione, che corrisponde a una somma complessiva di 8,15 miliardi di dollari, Bea si dice disposta a farsi acquisire “da terzi, ivi compresa anche Oracle”. Quasi due settimane fa la casa di Larry Ellison aveva offerto 17 dollari per azione e a questa prima proposta Bea aveva dapprima risposto di non essere in vendita e poi che il prezzo proposto non rifletteva il reale valore del titolo. A fronte di una deadline fissata da Oracle per questo fine settimana, la “preda” ha finalmente deciso di stare al gioco e ha deciso di rilanciare, forte anche dei consigli ricevuti in tal senso dalla banca d’affari Goldman Sachs.

Diversi analisti di mercato avevano già giudicato positivamente il primo prezzo proposto da Oracle e questo nuovo pronunciamento conferma che Bea è in linea di massima disposta a trattare e, quindi, pronta a essere ceduta. La trattativa che seguirà nei prossimi giorni dovrebbe servire solo a trovare l’accordo sui cosiddetti “paracaduti d’oro”, ovvero le compensazioni finanziarie che dovranno essere accordate ai dirigenti di Bea.

Si è anche diffusa la voce che Ibm si sarebbe intromessa nella trattativa, ma non sembra cosa troppo probabile, anche perché, in questo caso, si tratterebbe di una fusione fra la numero uno e la numero due del mercato middleware e ciò basta per porre un ostacolo decisivo agli occhi dell’antitrust americano.

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