Addio a Ipv4 entro il 2010

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L’American Registry for Internet Numbers chiarisce che le imprese dovranno
rapidamente migrare a Ipv6.

Secondo l’Arin (American Registry for Internet Numbers), l’organismo che attribuisce gli indirizzi Ip in Nordamerica, entro dicembre 2010 il numero di indirizzi Ipv4 disponibili non sarà più in grado di reggere la crescita di Internet. Al momento, c’è ancora un 19% di indirizzi Ipv4 disponibili, poiché un 68% è già utilizzato da imprese o individui e un altro 13% non è accessibile, perché riservato a funzioni specifiche (multicasting, sicurezza e così via).

La crescita di Internet è tuttora molto forte e spinta soprattutto da paesi emergenti, come Cina, India o Brasile, nonché per la moltiplicazione di terminali e servizi che necessitano di un indirizzo unico. Secondo l’organismo americano, l’unica via d’uscita è spostarsi rapidamente su Ipv6, che gestisce indirizzi Internet più lunghi e, quindi, più numerosi.

Codificata su 32 bit, la norma Ipv4 permette di generare 4,3 miliardi di indirizzi differenti, mentre Ipv6, codificato su 128 bit, lascia spazio per 340 trilioni di trilioni di indirizzi. Molti costruttori hanno messo a punto soluzioni software che permettono di gestire simultaneamente i due standard (Vista di Microsoft è l’esempio più eclatante). Anche i produttori di networking hanno a catalogo dispositivi router compatibili. A oggi, sono soprattutto le imprese utenti a non aver ancora attuato veramente il passaggio. La migrazione, invero, è ancora abbastanza costosa, poiché implica l’acquisto di nuovi router o l’aggiornamento dei modelli già installati (nuovo firmware a potenziamento della memoria). Ma anche la coesistenza dei due standard pone qualche problema, in termini di configurazione e amministrazione, richiedendo un investimento in servizi per garantire l’interoperabilità.

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