Oracle vuol comprare Bea e offre quasi 6,7 miliardi di dollari

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Non è la prima volta che si parla di quest’operazione, ma questa volta pare
destinata a concretizzarsi, anche se Bea non sembra d’accordo.

A breve distanza dall’annuncio dell’acquisizione di Business Objects da parte di Sap, la rivale Oracle risponde ufficializzando la volontà di acquisire Bea, con un’offerta economica pari a 6,66 miliardi di dollari. Il big mondiale, con forti competenze nel software applicativo (database, Erp), cerca così di completare l’offerta spostandosi sulle infrastrutture, laddove Bea gareggia con Ibm, soprattutto in settori come le Soa (Service Oriented Architecture). In realtà, nell’ambito del progetto Fusion, enorme cantiere d’integrazione avviato da oltre un anno, Oracle dispone già di molti degli strumenti middleware sviluppati da Bea

Se l’acquisizione andrà in porto, sarà la più importante per la casa di Larry Ellison nel corso del 2007, con un valore doppio a quella di Hyperion, pagata 3,3 miliardi di dollari. Ma non sarà la più onerosa in assoluto, se pensiamo che PeopleSoft, assorbita nel 2004, costò 10,3 miliardi di dollari. La bulimia del costruttore, comunque, ha già prodotto nel solo 2007 operazioni per un valore complessivo di oltre 20 miliardi di dollari, serviti per eliminare concorrenti strategici o aggiungere pezzi specializzati al già ricco catalogo.

Secondo alcuni analisti, la mossa avrebbe un significato preventivo, teso cioè a impedire l’acquisizione da parte di altri potenziali interessati, come Hp o Fujitsu, visto che in termini di offerta ci sono molte sovrapposizioni. Peraltro, una piattaforma come WebLogic appare superiore all’application server di Oracle, essendo già conforme a Jee 5 e avendo base installata e supporto di partner meglio consolidati.

Per il momento, tuttavia, sembra che Bea non sia del tutto favorevole al buon esito dell’operazione. Il suo presidente, William Klein, ha risposto all’offerta formale di Oracle, confermando di essere in fase di analisi a livello di consiglio di amministrazione e con i consulenti di riferimento, ma chiarendo di ritenere troppo bassa l’offerta proposta. Ci sono alcune pendenze in essere fra Bea e gli organismi di controllo finanziario americani e questo non aiuta a dare una corretta valutazione della società. Klein, dunque, auspica che i chiarimenti in via di definizione servano a offrire maggiori informazioni sulle prestazioni dell’azienda, riservandosi così di valutare meglio l’offerta.

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