Oracle ritira l’offerta per Bea

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Di fronte a un rilancio sul prezzo, passato dai 17 dollari per azione proposti ai 21 richiesti, la casa di Larry Ellison ha deciso di non procedere oltre.

Stavolta sembra quasi del tutto sicuro: Bea non dovrebbe passare sotto la bandiera Oracle, visto che quest’ultima ha ritirato la propria offerta d’acquisto. Piccolo passo indietro. Il 12 ottobre scorso la casa di Larry Ellison annuncia il proprio proposito di acquisire lo specialista di middleware per una somma complessiva pari a 6,7 miliardi di dollari, equivalente a una quotazione di 17 dollari per azione, con un premio del 25% rispetto al corso borsistico del momento.

Bea si difende, rifiuta l’offerta e medita un rilancio. Intanto, il titolo schizza a 18 dollari e i mercati finanziari scommettono su nuove puntate della storia. Il management dell’azienda, infine, si dichiara pronto ad accettare l’acquisizione per un prezzo di 21 dollari per azione. Per Oracle, è un valore eccessivo e la risposta è una deadline, posta per il 28 ottobre pomeriggio, entro la quale accettare la prima proposta fatta, pena il ritiro dall’operazione. Bea resta sulle proprie posizioni e il risultato, al momento, pare la fine del tentativo. In una lettera aperta al consiglio d’amministrazione di Bea si legge: “La vostra controfferta è troppo alta per Oracle o per qualunque altro potenziale acquirente. Nessuno potrebbe seriamente pagare un simile multiplo del valore per una società di software con un fatturato sulle licenze in declino”. La cifra proposta equivale a un valore complessivo di 8,2 miliardi di dollari e per Oracle questo equivale a undici anni di fatturato ricorrente della società.

Secondo la stampa americana, potrebbero riprendere negoziazioni non ufficiali, soprattutto sotto l’impulso del miliardario Carl Icahn, uno dei principali azionisti di Bea, con oltre 58 milioni di quote. Staremo a vedere.

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