La virtualizzazione approda su Leopard Server

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Apple ha deciso di cambiare politica sul proprio sistema operativo di fascia business. Ma occorre comunque partire da un XServer.

È stata data grande enfasi al lancio del nuovo sistema operativo di casa Apple, battezzato Leopard. Accanto alla versione per il grande pubblico, vero oggetto di attenzione, la casa della Mela ha introdotto anche la variante business. Su Leopard Server, ora, è intervenuta, senza preavviso, una modifica delle condizioni generali di utilizzo, visto che il costruttore ha autorizzato la creazione di istanze virtuali, per poter far girare anche altri ambienti operativi, come Windows o Linux. Tuttavia, questa flessibilità resta limitata, poiché la virtualizzazione si può effettuare solo a partire dagli XServer della stessa Apple.

L’apertura è stata ufficialmente giustificata con il sottoutilizzo della potenza dei processori quad core impiegati sui più recenti XServer. Secondo alcuni osservatori, però, la mossa ha giustificazioni non solo tecniche, ma anche di marketing. A differenza di Windows, che non riesce a reggere importanti carichi di lavoro in modo permanente, la famiglia degli Unix (alla quale appartiene anche Leopard Server) regge utilizzi più onerosi sul sistema, quindi la virtualizzazione in sé non è così importante. VmWare e SwSoft hanno annunciato l’intenzione di sviluppare tool di virtualizzazione per Leopard Server, senza però aver fissato una data finale per il rilascio.

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