La comunità Linux passata al setaccio

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La Linux Foundation ha pubblicato uno studio sulle modalità di sviluppo del kernel open source

Si apre domani, 8 aprile, ad Austin, il congresso annuale della Linux Foundation. In anticipo sull’evento, l’associazione ha pubblicato un rapporto nel quale si analizzano le caratteristiche del processo di sviluppo del sistema operativo open source, chi sono le persone che vi contribuiscono, con quale frequenza e per quali ragioni. Un primo dato che emerge è che il numero di contributori è triplicato durante gli ultimi tre anni, riflettendo l’importanza che Linux ha raggiunto soprattutto nei sistemi embedded, i server e il mercato dei pc desktop.

La proporzione di imprese implicate nello sviluppo è a propria volta in forte aumento. Oltre il 70% dell’insieme dei contributi sul kernel è prodotto da professionisti provenienti da un ristretto numero di imprese, fra le quali Ibm, Intel, la stessa Linux Foundation, Mips Technology, Novell, Red Hat, MontaVista e Movial.

Ogni versione del kernel è prodotta da circa mille sviluppatori che lavorano per un centinaio di società differenti. In media, 3.621 linee di codice vengono aggiunte al nucleo ogni giorno e una nuova versione appare all’incirca ogni 2,7 mesi.

In contrapposizione all’idea di gratuità fortemente radicatasi all’inizio dello sviluppo dell’open source, fra il 70 e il 95% di questi sviluppatori sono pagati per il proprio lavoro. Ulteriori informazioni sono disponibili scaricando lo studio sul sito della Linux Foundation.

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