I dipartimenti It si focalizzano sul project management

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Tra gli attori emergenti, c’è anche l’italiana Cardinis, ormai presente anche sul mercato americano

L’interesse dei dipartimenti It verso il Project and Portfolio Management (Ppm) sta crescendo. Lo hanno recentemente certificato, in diverse ricerche, Forrester Research e Amr. La prima ha stimato che gli investimenti project-related consumano oggi il 18% della spesa It totale, mentre la seconda ha affermato che il 15% dei propri clienti significativi fanno richieste dirette e specifiche sul Ppm, nell’intento di capire come ridurre i costi e accrescere il tasso di successo dei progetti. A questo si aggiunge un 14% che mostra interesse su Itil (It Infrastructure Library) o altri framework di best practice.
Nel suo ultimo report sul tema, Forrester definisce il Ppm come “un continuo loop di processo, attraverso il quale l’It management assorbe e attribuisce priorità alla domanda collegata all’uso di tecnologia, pianifica e alloca risorse umane e finanziarie alle iniziative di investimento, gestisce la collaborazione governance-oriented con gli stakeholder di business, rilascia i risultati attesi e produce un report per i decision maker e i controller sullo status degli investimenti”.
Il ricercatore americano produce anche analisi sull’offerta in diversi settori, battezzate “Forrester Wave”. Nell’ultima edizione dedicata al Project and Portfolio Management, è entrata nel novero dei vandor analizzati anche l’italiana Cardinis, azienda che è riuscita non solo a trovare spazio nelle grandi e medie aziende italiane, ma dallo scorso anno è anche attiva, con appositi accordi commerciali, anche sul mercato americano. “Il Ppm non è un’isola felice – commenta Franco Zarpellon, direttore generale di Cardinis Solutions – ma un nucleo centrale in cui si inseriscono i processi. Poiché gli investimenti sono spesso elevati, è importante più che mai che i progetti si concludano e possano produrre valore. Il Ppm serve a validare gli investimenti ed è di fatto l’anello mancante per coniugare strategie aziendali e operatività”.
Amr Research nota come le tecnologie Ppm accettino feed di dati da differenti sorgenti (compresi i tool di gestione dei servizi It, i software di business process management e quelli di business intelligence) per abilitare una definizione evoluta delle priorità, che superi quella ormai invecchiata del “first in, first out”. I software specializzati aiutano ad automatizzare il tracking dei vari stadi evolutivi della vita dei processi, per assicurarne il corretto sviluppo, in linea con i tempi prefissati e le aspettative del management. Cardinis si è occupata proprio di questi aspetti nella più recente evoluzione della propria soluzione, che, fra l’altro, tiene sotto controllo le analisi dei budget e della domanda, in modo che la strategia non sia congelata durante l’esecuzione del progetto, ma possa riallinearsi in caso di necessità. “Anche l’aggiunta della reportistica, con l’integrazione di Crystal Reports – spiega Zarpellon – va nella direzione di una diffusione della trasparenza sui processi per tutta l’azienda. Inoltre, oggi l’architettura della nostra soluzione è di tipo Soa-like, in modo da agevolare la flessibilità delle soluzioni nell’ambito delle strategie aziendali”.
Più avanti nell’anno, dovrebbe essere disponibile la versione 5 della soluzione Cardinis, che prevede sviluppi nella direzione dell’integrazione del process management:Vogliamo far sì che l’It manager possa controllare al 100% le risorse – sottolinea Zarpellon – e la possibilità di abbinare la gestione dei progetti a quella dei processi appare un passo naturale per rendere ancora più completa la soluzione di Ppm”.

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