Gli utenti open source reclamano l’interoperabilità

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Secondo un’indagine della Open Solutions Alliance, la mancanza di interoperabilità fra differenti prodotti è il limite principale per questo mercato

La Open Solutions Alliance (Osa), un’associazione che raggruppa diversi produttori commerciali di software open source (come Unisys, Iona, CollabNet e altri) ha appena pubblicato i risultati di un’inchiesta condotta sugli utenti finali per il 2007. Lo studio è stato condotto su un campione di 100 realtà negli Usa e in Europa.

Da quanto emerge, il principale problema per gli utenti di prodotti open source è la mancanza di interoperabilità fra le soluzioni scelte. Secondo Osa, questa è un’opportunità per i vendor, ma anche per l’associazione stessa, che può spingere in direzione della creazione di suite composite realizzate con la collaborazione di vari operatori complementari. Questo potrebbe essere un grimaldello commerciale non indifferente per tutto il comparto. Un altro freno citato dai clienti è la mancanza di integratori e sviluppatori qualificati.

In compenso, gli utenti si rivolgono all’open source perché i prodotti offrono un numero più ampio di opzioni e di funzionalità. Inoltre, il passaggio all’open source, in un mondo dove le convergenze tra fornitori sono frequenti, assicura la perennità del prodotto, indipendentemente dal fornitore originale.
In base a quanto emerso dall’indagine, i software open source più utilizzati sono l’application server JBoss, i database MySql o Postgres e la piattaforma di sviluppo Eclipse. Anche i programmi Crm sono in forte espansione.

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