Enterprise Digital Architects prova a risollevarsi dalle difficoltà

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Per far fronte ai pagamenti lunghi della Pa, il management ha scelto la
strada del concordato preventivo, affittando un ramo d’azienda alla neosocietà
Eda Enterprise.

Avere la Pa come cliente, affermavano un tempo i reseller italiani, è una sicurezza perché rispetto ad altre aziende private paga sempre, prima o poi. I tempi lunghi dei pagamenti, però, quando le forniture sono elevate, costituiscono fonte di grossi problemi di capitale per i provider. Lo sa bene Enterprise Digital Architects (Eda), società di servizi Ict specializzata nella realizzazione di reti per la Pubblica Amministrazione: nel dicembre del 2006, la società aveva debiti che superavano 360 milioni di euro, a fronte di un valore della produzione di 321 milioni. Secondo i registri contabili, i crediti nei confronti della Pa ammontavano a 240 milioni di euro, con tempi di risoluzione che rispetto ai sei mesi previsti slittavano a 9 se non addirittura all’anno.

Per una società come Eda, che conta 550 dipendenti, di cui 400 a tempo indetereminato, riuscire a far quadrare i bilanci con budget virtualizzati è diventato talmente difficile da costringere il management a presentare domanda di concordato preventivo. Se il tribunale accetterà il concordato, è previsto un piano per cui i contratti in essere e parte degli addetti confluiranno in una nuova società costituita a fine maggio con il nome di Eda Enterprise, che si incaricherà di pagare i debitori. In pratica, affittando un ramo d’azienda, viene attuata una strategia che ha le sue buone ragioni: i progetti a contratto, infatti, prevedeono la realizzazione della rete Interpolizie a banda larga, a cui si aggiungono le commesse del Ministero dei Beni Culturali, del Ministero dell’Economia e della Finanza, nonché quelle di Regione Sardegna e Regione Molise. Non a caso, tra le società interessate i ben informati citano Eutelia, Finmeccanica ed Ericsson.

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