Dodici mesi di (s)Vista

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A un anno di distanza mancano ancora le applicazioni native, capaci di trarre reali vantaggi dalle funzioni di sicurezza, presentazione e ricerca offerte dal sistema

Un anno fa veniva presentato a New York il nuovo sistema operativo Vista. Più solido ed efficace nell’interfaccia, ma capace di raccogliere ben pochi “wow” tra gli utenti e all’interno della stessa Microsoft.
Il commentatore (insider) Joe Wilcox parla di una atmosfera pesante di disincanto che grava oggi sul team di Microsoft Vista. Un’atmosfera completamente diversa da quella che, per esempio, si respira presso i concorrenti.
Dal punto di vista del marketing, Vista sarebbe stato un disastro, paragonabile soltanto a quello di Bob: una dimenticata interfaccia utente “a prova di stupido” che Microsoft ha fatto di tutto per far dimenticare.
Un aspetto interessante è la crisi innescata dal passaggio di testimone tra il sistema operativo – un tempo centro focale dell’esperienza utente sul PC – e i nuovi servizi online, tra i quali lo stesso Windows Live di Microsoft.
Un rovesciamento di posizioni che non dipende più di tanto da Vista, quanto invece dal radicale cambiamento di abitudini degli utenti, in particolare della nuova generazione digitale dei ‘sempre connessi’.
I nuovi utenti, i più importanti nell’influenzare le scelte tecnologiche e i mercati di consumo, sarebbero molto più interessati a ciò che si può fare in rete (attività di comunicazione e interazione sociale, ecc) piuttosto che sul sistema. Un contesto in cui Vista varrebbe tanto quanto XP.
Il sistema operativo Microsoft non ha in sé nulla di sbagliato. Ma a 12 mesi di distanza mancano ancora le applicazioni native, capaci di trarre reali vantaggi dalle funzioni di sicurezza, presentazione e ricerca offerte dal sistema.
L’aura negativa che grava su Vista avrebbe spinto gli sviluppatori a trascurare il sistema a favore delle applicazioni online Web 2.0, oppure della matura piattaforma XP.
Per aprofondimenti: Microsoft-Watch.

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