Sicurezza

Un’indagine Acronis: ma siamo sicuri con le operazioni di backup e ripristino ?

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L’atteggiamento dei manager IT in generale è fiducioso nelle potenzialità della tecnologia disponibile per le attività di protezione dei dati. Le ombre del caso Italia

Acronis misura l ’atteggiamento delle aziende riguardo alle attività di backup e disaster recovery attraverso il suo Global Disaster Recovery (DR) Index che per il 2012 si basa su un’analisi realizzata al fine dello scorso anno. Aprendo lo sguardo su un panorama mondiale 2011 ricco di disastri il report suggerisce che quanto è avvenuto lo scorso anno può aver contribuito a catalizzare l’attenzione della imprese su questo tipo di attività che si può definire strategica e business critical. L’atteggiamento in generale è fiducioso nelle potenzialità della tecnologia disponibile per le attività di protezione dei dati.

 

L’analisi ha preso di mira particolarmente le PMI , mentre segnala alcuni dati riguardanti in particolare l’Italia. La crescita dei dati è costante: una PMI di dimensioni tipiche produce circa 40 TB di nuovi dati ogni anno.
L’Italia sale nella classifica globale sulla fiducia nelle soluzioni di backup e DR. Ma insieme alla Francia l’Italia mostra la minor fiducia nei suoi mezzi tecnologici. Anzi la metà delle aziende italiane spiega che i team dirigenziali non offrono il supporto necessario alle attività di backup e ripristino. Il 60% delle aziende italiane intervistate individua nell’errore umano la causa più comune di falla dei sistemi. I manager IT interpellati in Italia (ma il dato è simile per tutto il Sud Europa) concorda sul fatto che il maggiore ostacolo in un contesto ibrido sia lo spostamento dei dati tra ambienti fisici, virtuali e cloud.

Oltre un terzo delle aziende italiane usa tre o più soluzioni differenti per proteggere i propri dati. Oltre due terzi applicano soluzioni distinte agli ambienti virtuali e a quelli fisici.
Commentando i risultati, Mauro Papini, country manager di Acronis Italia conferma che “ nonostante i numerosi aspetti positivi rilevati dall’indagine, persistono numerosi aspetti negativi a livello strategico, ad esempio il mancato supporto da parte dei team manageriali e l’impiego di più soluzioni disgiunte, soprattutto per quel che riguarda la protezione, la sicurezza e la disponibilità immediata delle risorse digitali strategiche dell’organizzazione, in un mondo ormai ibrido.”