Symantec, data protection ad ampio spettro

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Il 70% delle informazioni critiche si trovano su dispositivi che stanno fisicamente fuori dai data center e al di fuori della portata dei siti di disaster recovery

Si può partire da un dato e da un considerazione. Il dato proviene da una ricerca commissionata in Europa da Symantec che ha coinvolto anche imprese e organizzazione italiane con più di 500 dipendenti: almeno il 70% delle informazioni critiche si trovano su dispositivi che stanno fisicamente fuori dai data center e dunque in qualche misura al di fuori della portata dei siti di disaster recovery. La considerazione, che è un po’ la sintesi della ricerca stessa, è di Giancarlo Marengo, direttore vendite di Symantec Italia per i settore Enterprise. “La priorità viene concessa a server e database che stanno nei data center aziendale, ma c’è tra gli amministratori It poca preoccupazione per i dati esterni al data center. Ma c’è di più , partner e clienti non hanno informazioni sui piani di disaster recovery dell’azienda”.

Dunque, mentre resta alta l’attenzione degli addetti all’It per la sicurezza e la protezione da attacchi esterni, è ancora bassa l’attenzione sui piani di disaster recovery, fino a un basso controllo a livello operativo sull’adeguatezza della protezione dei dati conservati in azienda e a una scarsità di verifiche dei piani di ripristino.

Ma ci sono altri i dati interessanti che provengono dalla ricerca analizzata da Marengo: la metà delle aziende interpellate ha subito un qualche evento negativo che le ha poi obbligate a stilare un piano di disaster recovery. Se solo il 36% delle applicazioni sono protette, in compenso aumenta il coinvolgimento del Ceo e dei piani alti della scala gerarchica aziendale nei progetti di protezione e ripristino dei dati. Per un certo verso in Italia le grandi aziende stanno un po’ meglio : i test di recupero vengono eseguiti ogni nove mesi, almeno il 51% delle applicazioni considerate business critical e sono protette.

Secondo Marengo questo è frutto delle “buone abitudini “ acquisite dall’esperienza che viene dal mondo dei mainframe. Ma continua ad esserci il grande buco nero della scarsa attenzione ai dispositivi mobili come contenitori di informazioni che vanno senz’altro protette anche con un piano di disaster recovery. Continua Marengo. “ Quello della data availabity è un task che va compreso nei piani di sicurezza aziendali. Nel segmento aziendale medio rientrano in particolar modo aziende italiane con forte connotazione di crescita che si trovano in una situazione analoga a quella in cui stavano le grandi imprese una quindicina di anni fa. I responsabili di queste aziende stanno maturando competenze meno verticali e più aperte a mescolare tecniche diverse di sicurezza e disponibilità dei dati. Solo in questo modo sono messi in grado di soddisfare i livelli di servizio richiesti “. In generale il problema dello storage delle informazioni è animato da quattro esigenze: la crescita dei dati , l’utilizzo delle risorse, la duplicazione dei dati, i problemi energetici di alimentazione e raffreddamento.

E Symantec sta creando un portafoglio tecnologico che consente visibilità sulle infrastrutture che vengono utilizzate, dallo storage fino ai server. Questo processo si estende fino al capacity planning. E’ quello che nell’azienda va sotto il nome di iniziativa Storage United per arrivare fino alla protezione dei siti remoti, e non solo dei data center, operando su diversi siti e con risorse di storage eterogenee. Un programma vasto che va poi articolato, nel caso di Symantec, in prodotti e soluzioni standardizzati su tool comuni in tutta l’infrastruttura.

Come spiegano in Symantec, se un’organizzazione adotta un approccio di standardizzazione su un infrastruttura software in grado di assicurare data protection, gestione di server e di storage, quello che va sotto il nome di Veritas Data Center Software, si mette in condizione di disporre di un budget It residuo da spendere in attività di sviluppo di applicazioni più collegate all’attività di business aziendale. Della raccolta software fanno parte Netbackup, Storage Foundation, Command Central Storage, Cluster Server e Server Foundation.

Con la recente acquisizione di Vontu che porta in dote a Symantec del software per data discovery e data protection progettato per fornire alle aziende la possibilità di determinare dove sono immagazzinati i dati confidenziali e di proteggerli su server, sistemi, endpoint, si sta poi allargando lo spettro dei servizi . I responsabili dell’It aziendale saranno messi in grado di impedire che i dati confidenziali contenuti nei client siano copiati su media asportabili o su hard disk locali o inviati all’esterno via web , email o messaggistica istantanea.

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