Hp modellizza i flussi termici dei data center

Sicurezza
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Il servizio di Thermal Zone Mapping può aiutare i clienti a ridurre i costi
energetici annui dal 10 al 45%, secondo il vendor.

Anche la dinamica dei fluidi può venire in soccorso dei portafogli dei Cio e del rispetto dell’ambiente. Hp, infatti, ha proposto di modellizzare i flussi termici all’interno di un data center, allo scopo di determinare dove dovrebbero essere piazzati i sistemi di aria condizionata.

L’offerta Thermal Zone Mapping (Tzm) deriva dalle ricerche sulla dinamica dei fluidi avviati all’interno degli Hp Labs. Attualmente, viene proposta nell’ambito dei servizi di auditing, con costi fra i 10mila e i 100mila dollari, a seconda della dimensione e, dunque, della complessità delle server room.

Il software Tzm esamina l’allocazione delle macchine, dei sistemi di aria condizionata e dei sistemi di evacuazione dell’aria, per poi calcolare la dispersione del calore e la circolazione dei flussi di aria calda e fredda, al fine di ottimizzare l’insieme. Troppo spesso, infatti, l’aria fredda prodotta dai climatizzatori è evacuata senza che nulla si raffreddi e così i Cio che vorrebbero aggiungere server nel data center non sono in grado di farlo. Aggiungere un climatizzatore può essere una soluzione, ma al prezzo di un aumento dei consumi elettrici e dell’impatto negativo sull’ambiente.

Hp promette, invece, un risparmio dal 10 al 45% nei costi di elettricità. Il costruttore ha utilizzato Tzm per le proprie operazioni di consolidamento, ottenendo economie intorno al 20%, per il momento. Il guadagno massimo può essere ottenuto accoppiando Tzm all’offerta Dsc (Dynamic Smart Cooling), che studia la temperatura di ciascun server per adattare la produzione di aria condizionata.

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