Da Atos Origin servizi all’europea

Sicurezza
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Un nuovo management team dovrà portare i risultati della filiale italiana al
livello di quello delle principali consorelle

Dopo una serie di felici acquisizioni ha raggiunto la consistente dimensione di 48.000 persone l’unica società di servizi europea capace di tener testa ai colossi americani Accenture, Ibm ed Eds.
Ci riferiamo ad Atos Origin, società di origine francese ma ormai ben distribuita su Francia, Benelux e Uk, con una notevole componente tedesca ed italiana, che in 15 anni ha saputo moltiplicare per 18 il suo fatturato. I segreti del successo, spiega il fondatore e Ceo Bernard Bourigeaud, sono innanzi tutto la focalizzazione sul mercato europeo, facendo leva sul fatto di essere una società europea, con quella sua sensibilità alle condizioni del mercato, il suo stile nei rapporti con i clienti e il suo modo di far squadra che ?sostiene Bourigeaud – i colossi americani non hanno. Un altro punto forte è la focalizzazione su alcuni settori, e in modi specifici per i vari Paesi. Così la linea di business ?managed operations? ossia outsourcing, che da sola genera la metà del fatturato del gruppo, in Francia riguarda in modo rilevante le transazioni delle carte di credito, in Olanda significa gestione dei sistemi informativi di Philips (ereditati a seguito dell’acquisizione di Origin che era la società captive del colosso olandese) mentre in Uk c’è una forte componente sul mercato della sanità. Atos Origin gestisce poi direttamente il ticketing delle ferrovie britanniche, i giochi olimpici, compresi i futuri di Pechino e di Londra, la borsa Euronext (Parigi, Bruxelles, il Liffe di Londra, Amsterdam, Lisbona e tra poco anche il Ny Stock Exchange) e molte centrali nucleari francesi. Una distribuzione a macchie di leopardo, insomma.
Il nostro Paese è un mercato importante per Atos Origin, dichiara Arnaud Ruffat che a dicembre dello scorso anno ha preso il comando della filiale italiana (oei risultati non sono stati quelli che ci aspettavamo ? commenta Bourigeaud. ? Perciò abbiamo cambiato il management, come fanno tutte le società di questo mondo. È normale!?). Appena insediato al vertice, Ruffat ha subito iniziato a rendere più agile e snella la struttura aziendale per cercare di recuperare produttività. Tra i suoi obiettivi è l’aumento della percentuale di affari ricorrenti, che in Italia sono il 30% del totale mentre la media della compagnia è il 70%, e delle managed operations che da noi generano solo un terzo del fatturato nonostante il fiore all’occhiello del data center di Pont Saint Martin (Aosta), una struttura di 12.000 metri quadri che ha raggiunto i più alti livelli di certificazione.
?Abbiamo ristrutturato le nostre operazioni su 6 business unit ? dichiara Ruffat ? ossia l’industria, le telecomunicazioni, la finanza, la Pubblica Amministrazione con particolare attenzione alla sanità, le managed operation e la Regione Sicilia, che rappresenta il nostro quinto cliente nazionale in ordine d’importanza.?
Il focus principale saranno i large account come in tutti gli altri Paesi. Ma l’Italia è il Paese delle piccole e medie imprese, obiettiamo. Vero, risponde Bourigeaud ma Atos Origin ritiene che la sua offerta si adatti meglio ai clienti più grandi: ?Non si può avere successo contemporaneamente nel mercato large e in quello delle Pmi. Le aziende che hanno cercato di diventare leader anche nel mercato Pmi dopo esserlo state nel mercato large, come Sap ad esempio, hanno ancora da dimostrare di esserci riuscite?.
Luciano Barelli

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