Cio Survey 2016: per fare digital transformation ci vuole nuova infrastruttura

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Secondo i risultati della Cio Survey 2016 condotta da NetConsulting, la digital transformation ha fatto breccia nelle grandi aziende italiane. Per il 67% dei Cio è la principale sfida per le imprese nel 2016. Scoglio sulle competenze e un top management troppo obsoleto

La digital transformation è entrata nella testa dei Cio delle grandi imprese italiane, ma ci sono settori in cui la trasformazione ha un effetto dirompente, come le Tlc-media, le banche, le assicurazioni e i servizi-trasporti. Tuttavia, il grado di coinvolgimento del top management nella definizione di una digital strategy è ancora medio basso. E’ questo, un sunto della decima edizione della Cio Survey 2016, l’indagine che ha visto come panel le grandi aziende italiane, i top client tra i primi cento Cio, promossa da Capgemini Italia, HPE e Tim e realizzata da NetConsulting cube.

Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting Cube ha fatto gli onori di casa, sottolineando proprio come questa edizione sia stata intitolata “La Digital Transformation e i cantieri digitali nelle aziende italiane”; cantieri per l’appunto, per capire cosa sta succedendo nelle imprese italiane. Per quasi il 67% delle aziende, la digital transformation in azienda è la principale sfida nel 2016, seguita dall’innovazione di prodotto e servizio.

Giancarlo Capitani
Giancarlo Capitani

“Tra le priorità – spiega Capitani – esiste un binomio tra innovazione e razionalizzazione. Questi due concetti sono il paradigma della trasformazione che non prevede un taglio lineare dei costi ma una maggiore razionalità al servizio dell’impresa. Ed ecco che, secondo l’analisi, la digital transformation ha un impatto dirompente già oggi nei settori come le Tlc dove c’è una grossa base di clientela ma anche un alto grado di infedeltà e settori che si muovono in uno scenario competitivo acceso dove la trasformazione digitale è un percorso obbligato”, spiega Capitani.

In quale misura il top management è coinvolto nella implementazione della digital strategy? “Il grado di incertezza in cui il top management si muove in questo ambito è in mano ai Cio per il quasi 51% ma subito dopo arriva il marketing con quasi il 23%, tuttavia, la trasformazione digitale non ha ancora assunto una valenza propriamente strategica nelle grandi imprese italiane, se si pensa che il 45% del top management è mediamente coinvolto nella definizione di una strategia e per il 26% di essi il grado di coinvolgimento è ritenuto basso”. Una possibile inerzia verso questo fenomeno compromette la capacità di competere. Si è parlato di cantieri. Da una prima analisi, il mobile ha fatto un balzo notevole tra il 2014 e il 2015 nell’ambito della digital transformation, così come il cloud computing , i big data e l’Iot che non rappresenta più una nicchia.

Capitani parla di accelerazione di processo. Per la prima volta, tra il 2015 e il 2016, le imprese e i Cio si sono resi conto che per fare la trasformazione digitale bisogna mettere mano alle infrastrutture e al parco applicativo. E qui che sta il nodo, con il pericolo, se non si presta attenzione, di non fare una vera e propria digitalizzazione. Un aspetto non trascurabile ma ancora poco incisivo tra i Cio è la consapevolezza che anche le competenze devono cambiare. Secondo Capitani mancano gli specialisti e si domanda quali canali esistano per ridurre gli skill shortage.digital_transformation_shutterstock_340521863 (Copia) “Le figure legate alle Ict stanno diventando obsolete, ma in contropartita sta avanzando un mercato del lavoro che vuole nuove competenze che ancora non esistono. Ci sono due punti chiave da considerare: qual è il grado di adeguatezza del sistema normativo pubblico rispetto alla formazione? Se è vero che il mercato è povero di queste figure, le poche in circolazione si faranno pagare tanto e questo inibisce il management che, a sua volta, è obsoleto per sua natura e quindi non riesce a capire quali figure servano per compiere questa trasformazione digitale”.

Infine un appunto sul budget Ict e digitale. Se per il 2015 questo budget è stato +1,7%, nel 2016 si stima che sia solo un +0,3%. come mai? Capitani spiega che l’accelerazione della digitalizzazione avrà un effetto deflattivo sui prezzi e per conseguenza sui budget.
“Oggi la Digital Transformation è un asset strategico imprescindibile per perseguire il successo aziendale e mantenere capacità competitiva in un mercato sempre più dinamico, che richiede competenze e soluzioni tecnologiche innovative ma anche maggiore agilità e flessibilità,” dichiara Claudio Bassoli, Vice President Enterprise Group, Hewlett Packard Enterprise.

Claudio Bassoli, HPE
Claudio Bassoli

“HPE è costantemente al fianco delle organizzazioni pubbliche e private per accompagnarle nel passaggio al digitale, attraverso un approccio bimodale e integrato. Infrastrutture ibride, Sicurezza, Big Data e Mobilità sono i 4 pilastri su cui si fonda la strategia di HPE, per cui
l’IoT si rivela una grande opportunità: la grande mole di dati prodotti dagli asset digitali, attraverso il supporto dei nostri potenti strumenti di Analytics, ci permette di produrre informazioni di valore che favoriscono la crescita e l’innovazione delle aziende”, afferma Bassoli.

Enrico Trovati, Tim
Enrico Trovati

Un messaggio emerge con particolare evidenza da questa edizione della CIO Survey: la Digital Disruption nelle aziende italiane non è solo un salto tecnologico ma una trasformazione diffusa nei processi e in tutta l’organizzazione. Un percorso che non può limitarsi alla semplice adozione di strumenti più moderni, puntando piuttosto ad un loro sviluppo integrato. Fondamentale è quindi dotarsi di infrastrutture “di base” adeguate (collaboration, unified communication, cloud transformation) e far maturare le tematiche di condivisione e mobilità. L’impegno di TIM per favorire la digitalizzazione delle imprese prosegue sia attraverso un importante piano di investimenti, non solo su fibra ottica e LTE ma anche sulle infrastrutture di data center, sia attraverso lo sviluppo di piattaforme di servizio grazie alle quali system integrator, sviluppatori di nuova generazione e giovani start up possano accelerare questo incalzante percorso di trasformazione”, afferma Enrico Trovati, Responsabile Marketing ICT Solutions & Service Platforms di TIM.

Eraldo Federici, Capgemini
Eraldo Federici

“La digital transformation è un percorso inevitabile per definire nuovi modelli di business. Chi ha già avviato una vera digital transformation ha raddoppiato la possibilità di crescita,di redditività e di customer satisfaction rispetto a chi è rimasto alla tradizione. Le prossime sfide sono ridefinire le competenze delle persone, ridisegnare i processi e l’organizzazione”, conclude Eraldo Federici, Senior Vice President, Market Unit Head, TME & Large Accounts di Capgemini Italia.

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