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La tecnologia asse portante della didattica all’American School of Milan
L’istituto per studenti stranieri (e non solo) ha implementato la soluzione Dell Connected Classroom. Così, anche gli alunni delle elementari possono imparare presto a usare il computer
Per chi è abituato ad avere a che fare con le scuole pubbliche (e anche molte private) in Italia, entrare all’American School of Milan può provocare meraviglia e stupore. La scuola, che ha sede a Noverasco di Opera, nella periferia sud di Milano, ospita ragazzi dai 3 ai 18 anni, perlopiù stranieri (figli di diplomatici, manager e simili), con una piccola componente anche di italiani. A guardarli, sembrano tutti sereni e rilassati, si muovono in un complesso che ha l’aspetto dei campus americani, fanno lezioni molto interattive, ma hanno anche palestre attrezzate, ampia biblioteca, occasioni di svago e lavoro collaborativo.
Soprattutto, anche se si vede solo in parte, c’è la tecnologia alla base di molta parte della didattica e della vita scolastica dei ragazzi. E anche degli insegnanti. Il Wi-Fi è una realtà attiva in ogni parte dell’istituto, ma è principalmente nelle classi e nei laboratori che si può percepire come possano evolvere le metodologie di insegnamento e apprendimento, se esiste la volontà di sperimentare con oculatezza.
Di recente, l’American School of Milan ha implementato la soluzione Connected Classroom di Dell, che comprende non solo l’uso dei netbook e della Rete, ma anche delle lavagne interattive, delle webcam e della comunicazione per lo scambio di informazioni didattiche sia fra insegnanti e alunni che fra i ragazzi, anche al di fuori della scuola.
Già nel ciclo delle elementari, i bambini imparano a usare il computer. Per loro, sono a disposizione dei set di Latitude 2100, ospitati in un carrello mobile che consente di alimentarli, ma anche di aggiornarne le configurazioni (ci pensano i responsabili dei sistemi informativi, centralmente). Queste Mobile Computing Station girano fra le classi, in base agli orari previsti e consentono ai bambini di imparare a navigare, scrivere storyboard, realizzare immagini e video. Tutte le classi, poi, sono dotate di lavagne interattive e proiettori. Questi sistemi consentono di scrivere (con le apposite penne), ma anche di salvare i lavori svolti e riprenderli in un secondo momento, disegnare, importare file e modificarli davanti a tutti, condividere materiali didattici. I ragazzi delle medie e delle superiori, invece, hanno il proprio computer, che possono usare liberamente all’interno e all’esterno dell’istituto.
Dell ha integrato nella propria proposta non solo l’hardware, ma anche tutti i servizi di configurazione, il Remote System Management for Wake per reti Lan, Asf e Sms, nonché il supporto tecnico.”I computer da soli non bastano per connettere le persone e generare l’apprendimento – ha precisato James Quarles, direttore marketing del Public Sector in Dell Emea -. Noi abbiamo voluto creare un ecosistema nel quale insegnanti, allievi e genitori possano condividere tutto quanto pertiene alla vita scolastica e alla conoscenza”. Dunque, i ragazzi navigano e si scambiano informazioni, i docenti imparano a usare strumenti dal potenziale più ampio rispetto a quelli tradizionali e i genitori possono controllare l’andamento dei propri figli anche in remoto, oltre che partecipare, se lo vogliono, alla vita comunitaria dell’istituto.
Ovviamente, tutto questo ha un costo, che si riflette, trattandosi di scuola privata ed esclusiva, sulla retta, oscillante fra i 10 e i 20mila euro all’anno, a seconda dell’età dello studente. Ma tecnologie come i netbook e la Rete, di per sé di costo basso, possono trovare spazio anche nella scuola pubblica, purché ci sia la cultura giusta per democratizzare l’uso e il consumo della tecnologia fra tutti i soggetti coinvolti.
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