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TEST: Panasonic ToughBook CF-H1

Il tablet con maniglia, pennino e touchscreen di Panasonic creato espressamente per un utilizzo in ambiente medico e ospedaliero

Dotazione hardware

Se entriamo nei dettagli, scopriamo che il disco fisso a supporto della memorizzazione dei dati ha la capienza di 80 Gbyte e che il processore che permette il funzionamento di Win 7 Professional è Intel Atom Z540 a 1,86 GHz, un processore tutto sommato molto lento. In un device come questo non ha molto senso misurare le performance complessive, ma il punteggio di Windows punisce il processore con il punteggio di 2.6 (tra 1,0 e 7,9), il modello H2 per questo ha scelto il più veloce Intel Core i5.

La RAM in dotazione è di 2 Gbyte, ovviamente la dotazione per la grafica non prevede una scheda dedicata. Invece è nutrito il comparto della connettività: ToughBook CF-H1 supporta WiFi, connessioni 3G (su alcuni modelli specifici), ed è pronto per la tecnologia RFID e per la lettura dei codici a barre.

Panasonic H1 con la dock

La docking station è indispensabile se si necessita di interfacce USB

Basta un’occhiata alle diverse interfacce disponibili per capire perfettamente la tipologia di impiego: sulla maniglia del dispositivo è posizionato il pulsante RFID, con un pulsante supplementare di lettura sul lato destro a bordo display, il sensore invece è sulla base appena affianco dei contatti per il cradle.

Il modello “Healthcare” non ha il sensore per i codici a barre, presente invece su quello per l’uso in azienda/magazzino. Sul lato destro, a scendere, dopo i led di alimentazione e batterie, quelli di attività del disco e del sensore RFID, ecco in evidenza il pulsante per scattare le istantanee (il tablet è dotato di fotocamera e illuminatore), tre pulsanti per l’avvio veloce di applicazioni scelte e infine un pulsante per garantire la sicurezza dell’utente (e dei dati sul tablet).

Vi è inoltre il lettore di impronte digitali (difficile pensare a un utilizzo da parte di chi per la maggior parte del tempo indossa i guanti in lattice). Alcuni modelli portano in dotazione anche un lettore di smartcard, proprio incastonato sotto la maniglia principale. Nel nostro si intuisce solo la presenza dello scomparto. Per ToughBook CF-H1 è prevista una docking station dedicata ed è già a listino una serie di accessori specifici.

Ecco come si presenta il retrodi ToughBook CF-H1, con la maniglia

La maniglia sul retro, comoda per la vita in corsia. Senza pennino però il tablet è praticamente inutilizzabile

Solo con la Docking Station (il cradle) si possono guadagnare la connettività via cavo Ethernet, tre prese USB e la possibilità di collegare monitor VGA esterni, questo perché ToughBook CF-H1 nasce proprio per un “utilizzo in corsia”.

Uno dei pulsanti di avvio veloce consente l’accesso immediato alla Dashboard da cui si controlla l’autonomia residua delle batterie (6 ore per ogni caricatore, quindi 12 ore complessive), la luminosità. Da qui si richiama inoltre l’utility per la pulizia del device e il manuale d’uso, e sempre da qui si controlla anche il sistema di rotazione del display.

Esperienza d’uso e giudizio

L’esperienza d’uso insegna che è alquanto complesso e frustrante utilizzare il touchscreen senza il pennino in dotazione, che permette tra le altre cose anche di prendere appunti a mano libera. Ma questo non è un problema del ToughBook, quanto piuttosto un limite di Windows 7 che non nasce per un utilizzo con le dita (vedremo infatti cambiare le potenzialità touch di Windows solo con la versione Windows 8). Con il pennino, che si può legare allo chassis per non perderlo, l’utilizzo è invece agevole e comodo.

ToughBook CF-H1 dispone di tecnologie mature e consolidate, in diversi ambienti. Considerata la longevità del modello è possibile per le aziende investire a un prezzo vantaggioso su un device che, a parte la lentezza del processore, ha ancora tanti punti di forza, e magari permette di risparmiare, in attesa magari di un upgrade futuro. Anche considerato che il prezzo di ingresso è intorno ai 2.500 euro.

Il sistema nasce per l’ambiente medicale, con le applicazioni dedicate permette il controllo della cartella clinica del paziente e la corretta trasmissione delle informazioni parametriche vitali. Certo nel nostro panorama sanitario già così rappresenta un fiore all’occhiello. Nel tempo bisognerà valutare la tenuta rispetto ai form factor più sottili e più aggiornati. Da considerare come sistema di ingresso a patto di un acquisto su volumi che consenta un risparmio più che significativo considerata la disponibilità sul mercato già da qualche tempo.

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