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Cloud computing e storage, rapporto virtuoso

La ricetta di Symantec per il cloud privato parte dall’infrastruttura già esistente in azienda. Cloud e storage crescono insieme. Un approfondimento alla luce degli annunci a Vision 2011, e intanto arriva FileStore N8300

A Vision 2011 Symantec ha annunciato la versione 6.0 di una serie di prodotti Veritas per la gestione e l’affidabilità dello storage dei data center. Annunci importanti, la maggior parte dei quali strettamente legati alle esigenze del mercato del cloud computing che in quattro anni (dal 2008 al 2012) promette di generare un volume di affare in crescita da 47 miliardi di dollari a 126. Il cloud computing, a sua volta, fa da volano anche per lo storage, basti pensare che secondo Gartner ogni realtà di impresa nel 2012 si troverà a gestire uno spazio dati sei volte e mezzo superiore a quello che gestiva solo quattro anni prima, anche se solo il 40% di questo spazio sarà riservato a ‘dati pregiati’, non di archivio.

Parlare di Private Cloud e storage in casa Symantec significa:

  1. Realizzare un’infrastruttura più efficiente basandosi su quanto già esiste, e in questo passaggio i sistemi storage e il loro controllo sono fondamentali;
  2. Gestire la virtualizzazione
  3. Disporre di strumenti in grado di abilitare l’efficienza della cloud privata
  4. Essere in grado di garantire la protezione del dato

Se si volesse immaginare il passaggio al Private Cloud come un viaggio, i CIO rimarrebbero affascinati dalla possibilità di erogare nuovi servizi in pochi giorni, di lasciare il controllo di più server a un minor numero di persone, con conseguenti risparmi sulle risorse, non solo umane.

Questo ipotetico viaggio, che i CIO previdenti dovrebbero avere già iniziato nel 2010, potrebbe portarli già nell’arco di due anni a un bilanciamento del 50% tra servizi cloud based e servizi on premise. Ma il private cloud secondo Symantec è abilitante quando permette di utilizzare quanto si ha già in casa. Per questo gli strumenti indispensabili che Symantec vede nell’infrastruttura cloud sono: prima di tutto un layer di astrazione hardware, la possibilità di accendere e spegnere i servizi quando servono, poter avere a disposizione strumenti di charge-back (per il controllo sui servizi effettivamente erogati).

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il cruscotto di Veritas Operations Manager

La proposta di Symantec si fa forte proprio del fatto di non avere bisogno di ‘conoscere’ quale sia la dotazione sotto il primo livello hardware proposto da Symantec, e quindi di essere adattabile a diversi contesti. Si richiede in questo modello una notevole flessibilità in ambito storage, perché si tratta di poter erogare in funzione di un servizio che cresce le risorse necessarie, non solo in uno storico virtuoso, ma anche in casi di picco, con la prontezza di ritorno a un flusso normale dei dati. L’approccio classico di alcuni vendor invece è quello di sistemi a silos, con soluzioni che al proprio interno hanno tutta la componente infrastrutturale di server, storage e networking. Questo, secondo Symantec, va a scapito proprio della flessibilità, e spesso limita il coordinamento delle risorse. Symantec non propone quindi come sistema principe il ‘cloud in a box’, sceglie la via alternativa, giocando le proprie carte sul terreno ad essa più favorevole, quello dell’esperienza negli anni sul Saas, e dei suoi applicativi.

Lo “storage on demand” è al centro di questa strategia, insieme ai modelli SLA maturi, con una gestione centrale di provisioning automatico e di controllo del costo storage. Qui si collocano gli annunci delle versioni 6.0 e di questi annunci proviamo a cogliere le novità più importanti proprio in ambito storage.

1. La possibilità di aggiungere la compression dei dati all’interno della Storage Foundation 6.0: a livello di file, come a livello di file system;

2. L’elemento di deduplica da storage eterogenei, che mancava al portafoglio. Con la deduplica è possibile soddisfare i bisogni di ottimizzazione logica del dato (a livello di singolo blocco), senza impatto sulle prestazioni dello storage complessivo. Con un ambiente virtuale Symantec ha raggiunto riduzione di spazio occupato dal 50% all’80%;

3. La possibilità di distinguere e classificare tra le risorse lo storage “pregiato” da quello che non lo è. Laddove non c’è corrispondenza tra le esigenze dell’applicativo e la bontà dello storage, ecco che possono intervenire gli strumenti di controllo per spostare il dato;

4. Eliminazione dei vincoli di lock-in rispetto a uno specifico hardware: in pratica quello che si trova nel data center è “spezzato” e separato dagli strumenti di gestione. Si può prendere un volume da un array Emc (per esempio) e replicarlo su un altro sistema di un altro vendor senza  problemi.

Il problema della gestione è importante. Si possono ottimizzare i layer fisici e logici, ma lo strumento di controllo resta fondamentale. Qui si innestano i cruscotti Veritas Operations Manager (VOM) che creano veri e propri report sulle risorse classificandone l’utilizzo, per poi consentire lo spostamento veloce con SmartMove e FileStore (recentissimo è l’annuncio della versione FileStore N8300), dopo aver individuato dove è ancora presente un dato reale e non semplicemente un dato cancellato, fino alla reale eliminazione del dato inesistente, tutto a caldo e tutto sempre online, così è possibile anche allocare spazio pregiato dove serve. A breve Symantec dovrebbe aggiungere la disponibilità di questa soluzione anche per alcuni sistemi Hp finora esclusi.

A proposito di FileStore: ultimo, ma non meno importante Symantec integra nativamente vCenter di VMware nella console di gestione del FileStore. o meglio, dalla console di Vmware si può ora entrare direttamente nella console FileStore.

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