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Windows non soddisfa e Google sfida Microsoft con VMware

L’accordo Google/Vmware per portare sui Chromebook le applicazioni Windows sollecita Microsoft a una rapida reazione. La proposta attacca un altro dominio di Redmond, il ‘desktop’ delle aziende

Windows 8 non avrà fortuna, anche nella sua declinazione Windows 8.1  anche tenendo conto di Windows 8.1 Update 1. E sarà presto pronto a cedere il passo a Windows 9.

Sul Web si registra ancora delusione perché Update 1 non potrà avere dignità di major release, e quindi non sarà sufficiente a zittire tutte le critiche rivolte a Win 8, i motivi sono presto detti:

  • non sono previste due versioni diverse di Windows a seconda dell’installazione su computer o mobile;
  • non ci sarà il pannello di controllo completamente ridisegnato per soddisfare gli utenti in entrambi gli ambienti;
  • la possibilità di ripristinare del tutto Start, e quindi di poter lavorare come su Windows 7 non è sicura;
  • non è prevista la finestra con i Live Tile subito disponibile anche sul desktop,
  • servirebbe un ripensamento di sostanza sulla Charms Bar portando in evidenza tutti i comandi.

Windows 8 Update 1, invece, porta in dote il boot direttamente dal desktop. Passo avanti non da poco, soprattutto per i computer in azienda. E proprio questo è il punto. Windows 8 non è vero che rende più produttivi in azienda, e se invece fosse, non riuscire a convincere gli utenti è un po’ come fallire l’obiettivo.

Windows 8 dovrà necessariamente cedere presto il passo a Windows 9, e Windows 9 dovrà avvicinare l’esperienza di computing ancora di più al cloud, e quindi alla virtualizzazione del desktop. E’ un passaggio indispensabile, perché intanto Google, che a nostro avviso è l’avversario più pericoloso per Microsoft in questo momento, ha ben presente che non si scalza Microsoft dalla leadership in azienda partendo dalla soluzione hardware di computing (anche l’accordo con Lenovo si può leggere in questa chiave), ma dalla battaglia in cloud e su Office.

Dai limiti di Windows alla proposta Google e Vmware

La virtualizzazione secondo VMware

La virtualizzazione secondo VMware

 

Siamo appassionati di Desktop As A Service (Daas) da tempi non sospetti (almeno tre anni fa), Daas già allora si capiva che avrebbe rappresentato un necessario e sorprendente punto di arrivo di un’esperienza di lavoro in cloud completa e nuova.

Ora siamo in una fase di estrema accellerazione: VMware ha siglato un accordo con Google per fornire alle aziende accesso sicuro e via cloud alle applicazioni Windows, ai dati e ai desktop sui Google Chromebook. In pratica con VMware Daas sarà possibile virtualizzare il desktop e le applicazioni basate su Windows per i Chromebook.

La soluzione quindi non rappresenta la “scomparsa” di Windows per far girare le app scritte per questo sistema operativo, ma certamente cesserebbe del tutto il legame tra la specifica macchina e la licenza di Windows Oem ad essa associata. Quello che dovrebbe preoccupare Microsoft, tra l’altro, è che la proposta nasce pronta prima di tutto proprio per le aziende, le più deluse da Windows 8, le più lontane – fino ad oggi – dall’idea di adottare un Chromebook.

Esse guadagnerebbero subito una proposta di servizio on-premise, come Daas, basata interamente su VMware Blast HTML5  e su un catalogo di applicazioni Web-based che ogni utente potrebbe selezionare direttamente dal proprio Chromebook, avendo come unico partner per la sottoscrizione VMware o altri Service Provider Partner che erogherebbero il Daas come collegamento in Virtual Desktop Infrastructure (VDI) o come servizio di Desktop Remoto.

Microsoft spacciata e sul viale del tramonto vicina a perdere i desktop e office? Sì e no. No perché anche Microsoft dispone di tutti i tasselli per proporre le soluzioni Daas. E più volte abbiamo parlato per esempio di una proposta di Windows  As A Service. E no anche perché tutto quello che sta sopra Windows, in cloud, anche in casa Microsoft è pronto all’uso e in tanti casi è meglio di quanto propone Google (per esempio Outlook vs Google Mail). Il rischio per Microsoft è quello di non riuscire a muovere i passi giusti con ponderatezza, ma velocemente. E a ben vedere è proprio questa la mission di Satya Nadella, insegnare a volare al gigante. Se in Microsoft si spinge il passaggio da Windows Xp a sistemi migliori e sicuri non si può allo stesso tempo non vedere che per le aziende potrebbe risultare più conveniente continuare a utilizzare quelle applicazioni che sono rimaste datate e legacy semplicemente in un ambiente più sicuro, magari virtualizzato, senza per questo dover migrare a nuove licenze tutti i desktop.

Piuttosto sarebbe tempo di chiedersi se Html 5 può rappresentare o meno la piattaforma di tutte le piattaforme. La quadratura del cerchio. La proposta di Google con i Chromebook (non male le proposte dei vendor tra cui anche Hp, che potrebbero arrivare anche sul mercato italiano) un poco vuole indirizzare gli utenti all’idea che sì, sia così. E il Chromebook sia in fondo semplicemente il più comodo dei device per traghettare tutti gli utenti al nuovo computing in cloud, perché… C’è anche la tastiera. E in ultimo: perché i partner Microsoft/Intel non dovrebbero appoggiare una nuova proposta che aumenta il ventaglio delle possibili scelte? E’ un po’ che in qualche modo hanno iniziato a lanciare messaggi…

Mario De Ascentiis
Autore: Mario De Ascentiis
Editor
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