OPINIONI
Lo storage nodo di debolezza della virtualizzazione
La forza di uno storage basato su SAN in ambienti vitalizzati sta anche nella prevenzione del frammentazione su disco
Lo storage in formato SAN e la virtualizzazione, da ESX di Vmware a Hyper-V di Microsoft, costituiscono un presente in piena crescita e il futuro dell’ICT aziendale, dato che il cloud computing si basa su queste tecnologie. Infatti un elemento chiave di queste tecnologie è la condivisione delle risorse informatiche che sono per definizione limitate. E sotto tutti gli aspetti l’agilità operativa più che importante diventa fondamentale.
Virtualizzando le applicazioni, i sistemi operativi e lo storage dei dati, i reparti IT e i service provider hanno la possibilità di ottimizzarne la scalabilità, il provisioning, la centralizzazione e l’utilizzo in funzione dei bisogni aziendali e con risparmio di costi.
Ma queste tecnologie che si accompagnano a un considerevole miglioramento della capacità dei sistemi informativi portano con sé i soliti problemi dell’ICT: se alcuni problemi sono risolti, altri se ne aprono: le preoccupazioni legate alla sicurezza sono onnipresenti. Anzi si potrebbe dire che acquistano un significato rilevante proprio a causa della condivisione delle risorse.
Le risorse informatiche non sono infinite e resta il problema di ottimizzarle. Le quattro risorse principali del paesaggio informatico virtuale sono le stesse dell’informatica fisica: CPU, memoria, rete, storage su disco. Le prestazioni di I/O dei dischi sono una delle attività che rallentano i sistemi e continuano ad esserne l’anello debole nonostante l’arrivo delle SAN, dei dischi allo stato solido e delle NAS. Migliorare le prestazioni di I/O dei dischi si riflette anche nel miglioramento delle prestazioni negli ambienti virtualizzati in modo analogo a quanto avviene negli ambienti fisici.
Diskeeper ha creato una nuova tecnica chiamata IntelliWrite che riduce in maniera significativa i colli di bottiglia dell’I/O impedendo in maniera preventiva la frammentazione. Queste tecnica è incorporata nei prodotti della società e permetteno di massimizzare le prestazioni dei sistemi informativi. La frammentazione dei dati opera in maniera nativa con tutti i sistemi operativi e comporta più operazioni di input output su disco del necessario. Con la condivisone delle risorse in ambienti virtuali questo problema diventa ancora più significativo.
Il traffico di i/O coinvolge non solo il sistema operativo responsabile dei dischi, ma anche gli altri sistemi operativi che condividono questa risorsa. In ambito SAN questa frammentazione si manifesta attraverso applicazioni che raggiungono tempi di latenza importanti e in problemi in termini di ottimizzazione della densità delle macchine virtuali sulla piattaforma che le ospita. Lo storage di tipo SAN è gestito a livello di SAN , mentre ogni client che si collega alla SAN la tratta come uno storage locale. Dunque la SAN gestisce i suoi dati in modo indipendente da quanto fa il server con il suo sistema operativo.
Bisogna dunque prendere in considerazione la frammentazione che avviene nella SAN per minimizzarla mentre avviene, permettendo di ridurre gli accessi allo storage su SAN. L’effetto è di riduzione dei costi, miglior uso dello storage e miglioramento delle prestazioni.



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