OPINIONI

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L’Italia sulla strada dell’Enterprise 2.0

La trasformazione aziendale è guidata dagli strumenti di Unified Communication & Collaboration e Mobile Workspace, trainati dalla diffusione dei device mobili e dagli investimenti in crescita. E, nonostante la conquista del mondo consumer, non attecchiscono ancora gli strumenti di Social Network & Community

Le aziende italiane conoscono i nuovi strumenti dell’era 2.0 ma stentano a usarli. Iniziano a conoscerne i benefici ma non sfruttano appieno le opportunità. E, in questo modo, rischiano di fermarsi a uno stato embrionale senza riuscire a fare quel salto di qualità nelle perfomance aziendali che caratterizza alcuni casi eccellenti. Ma quali sono gli ambiti applicativi 2.0 più utilizzati dalle aziende italiane e quanto impattano sui processi, sui comportamenti organizzativi delle persone e sulla gestione della conoscenza e delle informazioni? La risposta arriva dalla quarta edizione del rapporto stilato dall’Osservatorio Enterprise 2.0 del Politecnico di Milano.

Ambiti come la Unified Communication & Collaboration e il Mobile Workspace sono ritenuti molto rilevanti da circa la metà del campione e registrano investimenti medi significativi e in crescita, trovando un potente fattore di stimolo nella diffusione dei device mobili . Proprio lo smartphone risulta ancora il più diffuso, soprattutto per il top e il middle management che lo utilizzano per accedere ad applicazioni di mobile office, di comunicazione istituzionale e a semplici servizi di collaboration e community, mentre i PDA/palmari sono i principali strumenti utilizzati dalla Field Force. L’adozione dei tablet risulta in netta crescita in quanto tre aziende su quattro hanno già introdotto questi dispositivi nella propria organizzazione (47%) o hanno intenzione di farlo in futuro (27%). Gli strumenti di Social Network & Community, considerati strumenti rilevanti solo da un terzo del campione, registrano investimenti e trend in crescita che tuttavia, per quanto positivi, non fanno prevedere forti accelerazioni per il prossimo futuro. Interessante notare come proprio questi ultimi, che hanno conquistato il mondo consumer cambiando la modalità di comunicazione e socializzazione di intere generazioni, trovino le maggiori resistenze alla penetrazione nelle imprese le quali faticano a sfruttarne le potenzialità e a integrarli nei loro processi di business. Analogamente, pur a fronte di investimenti e trend di crescita significativi in piattaforme di Enterprise Content Management, le imprese introducono e utilizzano in modo limitato (meno di un terzo del campione) gli strumenti più innovativi di Rich Enterprise Communication come videosharing, RSS, corporate blog, web tv, ecc.

A influenzare ancora fortemente la presenza e l’entità degli investimenti, nonostante la diffusione e la relativa facilità di accesso, troviamo la dimensione dell’impresa e il settore di appartenenza. Si investe maggiormente nelle aziende con più di 500 dipendenti e nel settore Finance. Tra quelle con budget inferiori, invece, significativi trend di crescita, si osservano nei settori ICT/Telco/Media, Chimico/Farmaceutico e Tessile/Abbigliamento. L’analisi ha permesso inoltre di identificare quattro diversi cluster di imprese che si differenziano in base al livello e alla tipologia di impatto ottenuto dall’applicazione dell’Enterprise 2.0:
1. Business transformation (16%) – Best practice: si sono ottenuti benefici strategici sia nei processi che nei comportamenti organizzativi e nella gestione della conoscenza. Grazie agli strumenti Enterprise 2.0 queste aziende hanno saputo “re-inventarsi” attuando trasformazioni radicali nei modelli di business e nella cultura delle persone.
2. Cultural transformation (34%) – Gli strumenti Enterprise 2.0 hanno avuto impatto sui comportamenti organizzativi e sulla gestione della conoscenza ma non sui processi, che non hanno subito cambiamenti rilevanti.
3. Process change (18%) – Le iniziative Enterprise 2.0 hanno avuto forte impatto sui processi di alcune funzioni aziendali, con benefici misurabili e significativi, senza però portare a modifiche rilevanti nei comportamenti e nella gestione della conoscenza. Le iniziative nate per supportare determinati processi aziendali restano poi spesso confinate al loro interno.
4. Frozen change (32%) – Le iniziative Enterprise 2.0, quando presenti, hanno portato a un basso impatto su tutte e tre le dimensioni considerate, non riuscendo a uscire dalla logica di sperimentazione.

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