OPINIONI
Epson, l’inefficienza in azienda costa cara
SMAU 2011 – Basterebbe aumentare del 5% l’efficienza in azienda per generare ricavi superiori del 4%. Scegliere la soluzione giusta per il printing significa incidere sul 2% dei consumi ICT aziendali
“In un momento in cui l’economia funziona e traina, tante cose possono essere accettate e l’efficienza è meno perseguita. Quando il mercato costringe a un confronto con situazioni non positive, due fattori aiutano le imprese a sostenere i profitti e le strategie: innovazione e efficienza. L’innovazione è una leva che permette di guadagnare nuovi spazi, l’efficienza è uno stile di lavoro, una cultura. E’ più facile essere affascinati dall’innovazione, perché trascina di più l’attenzione. L’efficienza ha bisogno di lavoro costante e metodico, porta a cambiare le abitudini e costa fatica. E’ una ricerca costante che genera però un perenne vantaggio competitivo”.
Sono queste le parole con cui Massimo Pizzocri introduce la presentazione del report Epson Business Efficiency, frutto di una ricerca condotta dall’istituto Coleman Parkes Research, su un campione di 500 interviste telefoniche, da cui emerge come l’inefficienza in azienda costa 60 miliardi di euro all’anno in Europa e 7,8 solo in Italia. Per una volta il nostro Paese non è fanalino di coda: è il Regno Unito infatti a vincere il premio per la gestione aziendale meno efficiente, seguito a ruota da Francia e Spagna. Il Bel Paese però insegue ancora la Germania che perde appena 6,2 miliardi.
Si parla di miliardi persi, ma il dato più significativo che emerge dalla ricerca è che con un aumento dell’efficienza del 5% si potrebbero aumentare i ricavi del 4%, per il nostro Paese. Questo significherebbe riempire il portafoglio con 31 miliardi di euro. E stupisce che per ottenere questo risultato secondo l’esperienza degli intervistati non servirebbero tanto strategie complesse nel tempo per la ridefinizione dei processi, quanto piuttosto intervenire sugli sprechi e sulla riduzione dei costi.
Qui entra in gioco il ruolo di Epson che, insieme alla Fondazione del Politecnico di Milano, riprende i dati macro della ricerca Coleman Parkes, e li inserisce nello studio Green Printing, riguardo l’efficienza energetica delle stampanti.
Il consumo energetico delle aziende in fase di stampa è pari al 2% dei consumi ICT totale per un’azienda di servizi. E’ fondamentale quindi, ma non banale, la scelta della tecnologia di stampa più adeguata, per ogni singola realtà aziendale e per ogni funzione. Si tratta di conciliare le esigenze degli utenti che chiedono a una stampante velocità e qualità di stampa, con quelle degli IT manager che guardano con più attenzione a caratteristiche come il tempo di prima copia e le dimensioni dell’hardware. Con un occhio da un lato al valore di TEC (Total Energy Consumption) e l’altro al TOC (Total Cost of Ownership). Sbagliare scelta significa perdere anche 15 euro all’anno per singolo utente.
Ecco allora alcuni fattori da considerare prima della scelta:
- La stampa a colori, diversamente da quanto si pensa, comporta solo pochi consumi aggiuntivi
- Ci vuole il 43% di energia in più per stampare fronte e retro ma il risparmio di carta è più vantaggioso
- Se si stampano pochi fogli alla volta in proporzione aumentano i costi rispetto a quando si stampano volumi consistenti di pagine
- Le stampanti di nuova generazione consumano fino al 76% in meno rispetto alle vecchie apparecchiature
- A parità di valore per Duty Cicle il consumo per pagina dei dispositivi con tecnologia Inkjet è inferiore rispetto a quello dei dispositivi laser fino all’87%
- Calcolare il TEC non è sempre facile, basti pensare che una stampante anche spenta, ma collegata alla rete elettrica può continuare comunque a consumare energia.



Commenti
0 replies to Epson, l’inefficienza in azienda costa cara