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EMC: per il disaster recovery i dischi sono una scelta irreversibile

Una ricerca commissionata da EMC segnala una situazione di alta insicurezza per le aziende sulla capacità di recuperare completamente i sistemi in caso di disastro

Tre quarti delle aziende europee teme di non poter ripristinare con completezza sistemi e dati dopo un downtime , mentre oltre la metà delle organizzazioni ha perso dati o subito interruzioni di sistema nel corso degli ultimi dodici mesi. Il dato emerge da una ricerca di EMC ( EMC European Disaster Recovery Survey 2011) che ha messo in luce come non servano avvenimenti straordinari a creare problemi di continuità del business. Le tre principali cause di perdita dei dati e downtime sono: problemi a livello hardware ( 61%) , interruzioni di alimentazione( 42%) e problemi a livello software (35%) . Questi dati si rapportano con un 7% di interruzioni di sistema o perdite di dati derivanti da disastri naturali e con un 8% dovuto ad un sabotaggio da parte di dipendenti.

Ma l’esito della ricerca punta al cuore del problema Business Continuity. Secondo EMC c’ è un tema di evoluzione tecnologica se il 40% delle aziende europee punta ancora sul nastro ma la maggioranza desidera sostituirlo. Nei casi in cui il nastro è utilizzato a scopo di disaster recovery, il 10% delle aziende ha ancora un dipendente che porta a casa una copia dei nastri di backup con sé. Complessivamente, l’80% delle aziende che utilizzano il nastro sta cercando di sostituirlo, motivando questa scelta con le seguenti motivazioni: velocità di ripristino, backup più rapidi , garanzie di durata.
I dati italiani messi a confronto con quelli EMEA non rivelano un panorama molto diverso ,con una variante economica importante in tempi di restrizione di budget aziendali , e IT in particolare . L’Italia è il paese dove la spesa IT per attività di backup e recovery è risultata più elevata. EMC dichiara una media di spesa del 12 per cento del budget rispetto al 10 per cento della media europea. Ma in Italia si registra una spesa di tipo reattivo più che in Europa: quasi la metà delle aziende italiane ha modificato l procedure di disaster recovery e backup dopo un’interruzione di sistema.

Ma Marco Rocco , responsabile regionale delle vendite della divisione BRS (Backup and Recovery Systems) di EMC, riprende il tema del confronto tra backup su nastro e su disco puntando su un altro dato italiano: i dischi non sono particolarmente popolari in Italia se le aziende nostrane utilizzano pressoché in egual misura dischi (51 per cento ) e nastri ( 49 per cento). La popolarità del backup su disco è in Italia largamente inferiore a quella dei paesi europei. La ricerca ha espresso tuttavia un’intenzione quasi plebiscitaria ( 90 per cento ) di passare da nastro a disco.
Commenta Rocco : “ L’accettazione delle tecniche di disaster recovery è a un punto di svolta. In questo momento le tecnologie sono diventate più economiche per la aziende che ancora non le hanno, mentre quelle che ne hanno solo a livello parziale hanno la possibilità di riorganizzarle”. Si parla di disaster recovery e non semplicemente di backup e la replica totale dei dati è nel tempo diventata una strada non percorribile. D’altra parte le tecniche di deduplicazione sono alla fine utilizzabili solo per intercettare un problema diverso che affligge lo storage, quello della crescita dei dati da gestire. Continua Rocco : “ Dal punto di vista tecnologico le aziende che ancora si affidano ai nastri e non ai dischi lo fanno per un fatto emotivo più che pratico”, fatte salve le normative e la compliance. Per Rocco “ il disco garantisce di restare più efficienti nel tempo e concede più tempo per il backup”.

C’è anche un risvolto meno noto. In Italia, il 40 per cento delle aziende è obbligato da policy assicurative o normative ad avere un piano di disaster recovery. Tuttavia, con il giusto approccio al backup ed al disaster recovery, le aziende possono anche ottenere un risparmio dei costi dalle compagnie assicurative. Circa un terzo delle aziende ha ottenuto premi assicurativi ridotti sulla base dei loro sistemi IT di backup e sulla strategia di disaster recovery.

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