OPINIONI

Dropbox e lo storage online, quando la cloud si frammenta
Proliferano i servizi in cloud professionali e consumer per lo storage dei file. Gli utenti si ritrovano a dover aprire diversi account e corrono il rischio di disperdere le informazioni. I criteri per la scelta
I servizi di storage online proliferano. Solo negli ultimi mesi si sono moltiplicate le offerte per incrementare lo spazio disponibile per i propri device, e i servizi relativi collegati allo storage in cloud. Il fenomeno di suo potrebbe anche avere solo risvolti positivi, perché un’offerta più varia favorisce maggiore concorrenza e, in teoria, arrivano più vantaggi per gli utenti. All’atto pratico non è propriamente così perché, a fronte di proposte diverse, l’utente si ritrova a moltiplicare i propri account senza una reale possibilità di affidarsi a un unico servizio, e questo per una serie di motivi. La conseguenza è la dispersione di dati un po’ ovunque e la perdita del controllo.
Per esempio, quando si acquista un device per lavorare in mobilità il vendor offre già preinstallate apps per lo storage online con offerte di spazio gratuito, oppure capita anche solo che un’app già utilizzata poggia il proprio sistema di sincronizzazione a un unico servizio di storage. Capita così che con uno smartphone Htc o Samsung l’utente sia indirizzato all’utilizzo di Dropbox, che è anche il sistema su cui si poggiano utility importanti, come mSecure e Keepass per la gestione delle password e così via, però poi bisogna fare i conti con il sistema Microsoft che, in stretto legame con Office (e questo legame crescerà ancora di più con Office 2013), propone SkyDrive e integra, nello specifico con SkyDrive, funzionalità chiave per esempio del proprio OneNote e in genere di Office. L’utente poi che non sposa un unico sistema, probabilmente si trova a dover fare i conti ancora almeno con Google Drive, come può arrivare a doversi confrontare con la app preinstallata nel proprio Nas (Mozy per esempio con Iomega). E ancora non abbiamo toccato l’argomento dei servizi di BackUp offerti dalle suite di sicurezza con l’assegnazione, anche in quel caso, di spazio online; è un utilizzo diverso dello storage nella cloud, che ha però inevitabili punti di contatto con i servizi di cui abbiamo parlato fino ad ora, ai quali andrebbero per esempio affiancati tutti quelli proposti in bundle con le fotocamere digitali o, ancora, con applicativi specifici per la gestione dei contenuti multimediali.
Difficile quindi individuare un modello unico di utilizzo, però è possibile almeno fare una prima serie di ragionamenti e di distinguo.
Per iniziare: un conto è parlare di backup completo o parziale di un notebook o di un pc da scrivania in cloud, sempre aggiornato, e un altro conto è individuare un servizio di condivisione e storage momentaneo per i file più utilizzati o da condividere. Nel primo caso non abbiamo molti dubbi. Chi decide di affidare le proprie macchine a un servizio in cloud lo deve scegliere affidabile, tanto quanto il suo disco fisso esterno, essere disposto a pagare per quel servizio (considerato anche il numero di Gigabyte di cui avrà bisogno) e tenerlo quanto più possibile isolato da altri sistemi di condivisione. La scelta, in questo caso, parte anche semplicemente dal preferire un Nas o un semplice disco USB locale, a un servizio come Memopal o Mozy, oppure ancora sposare per intero la proposta di uno dei vendor di sicurezza, soprattutto se si è un’azienda. Si sa già che non si troveranno implementazioni di software di terze parti nelle app più consumer, si pagherà per i servizi di prima classe, ma si potrà fare anche affidamento sui dati per ripristinare l’intero sistema di lavoro con tranquillità.
Con gli altri servizi citati, invece, si deve quasi giocoforza contemplare l’apertura di diversi account, almeno in questo momento, estremamente fluido, in cui ognuno sta ancora cercando di rosicare quote di mercato agli altri. Nel tempo, scelto un sistema, potrebbe diventare più semplice individuare a cosa si può rinunciare. Chi sceglierà la nuova piattaforma Windows, vivrà con fastidio l’utilizzo del “tal servizio” che poggia su DropBox, ma sa già che Microsoft in ogni suo device spingerà per SkyDrive e integrerà le proprie soluzioni con esso. Nel cielo, insomma, si distingueranno meglio le diverse nuvole, e siamo convinti che sistemi come DropBox finiranno con l’essere acquisiti da qualche ecosistema più grande. Le apps più famose in questo processo giocheranno anch’esse un ruolo (con DropBox già si sta vedendo all’opera questo processo). Questo processo (siamo solo agli inizi) non è esente da rischi per gli utenti e le aziende, si pensi anche solo al Byod. Uno potrebbe essere quello di trovarsi abbastanza vincolati nella scelta di un sistema, quando vorrebbero invece cambiarlo. I servizi attivati, insomma, avranno anche la funzione di vincolare i clienti perché poi migrare è faticoso. Vivere la cloud in sicurezza, lo sarà ancora di più con l’estrema proliferazione di ambienti eterogenei. Alla luce degli ultimi avvenimenti, che si fanno sempre più frequenti, tra un po’ sentiremo gli esperti di marketing dire che è meglio tenere i dati più sensibili nei propri datacenter e che la cloud è sicura sì, ma, insomma…
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