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VMware vForum 2014: il viaggio verso la Software Defined Enterprise

Carli (VMware): ogni azienda deve stabilire i propri obiettivi e le priorità sulle aree in cui intervenire

Si sta consumando il giugno caldo dei Vmware vForum 2014 : 24 tappe nella regione Emea ( da Helsinki a Nairobi) , compresa all’Italia a Milano e Roma. Il messaggio portato in comune dall’evento è che Vmware investe in innovazione IT per aiutare le aziende a investire in innovazione di business. Un viaggio la cui chiave tecnologica resta l’ulteriore spinta di VMware verso le tecnologie software defined a partire dal Software Defined Data Center. L’idea è di prendere il paradigma della virtualizzazione dei server (astrazione, pool del risorse e automazione della loro gestione) per applicarla alle altre componenti del data center e del cloud.

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Nelle sue conversazioni con pubblico e giornalisti Alberto Bullani , regional manager di Vmware Italia, parla di trasformare il data centro unicamente in CPU e RAM ( il resto è software). Ma è un momento in cui i CIO alle prese con importanti decisioni tecnologiche sono sotto pressione per appoggiare con il loro IT lo sforzo di innovazione aziendale. E per Maurizio Carli, general manager Vmware EMEA, presente alla tappa milanese del Forum , è il momento giusto per Vmware di aiutare il processo di evoluzione tecnologica in azienda con una chiara roadmap di soluzioni che vedrà il suo concretizzarsi nell’arco dei prossimi 18 mesi.

Riflettendo su una ricerca presentata in occasione dell’evento, i due manager della società che ha imposto il concetto della virtualizzazione dei server al mercato ribadiscono che “ il cliente di riferimento di Vmware è l’IT aziendale “ . Ma l’offerta tecnologica vuole aiutare le aziende in un momento in cui ad essere messo in discussione è proprio il ruolo del CIO compresso tra richieste da parte del business aziendale , pronto a “tradire” l’IT per le chimere del tutto as a service ( tradotto a livello di mercato AWS e Google) e pressioni dal basso dell’utente che punta alla libertà di manovra concessa dalla consumerizzazione dell’IT , e in sostanza della mobilità. In quest’ultimo settore i dirigenti di Vmware promettono le maggiori novità, forti dell’acquisizione miliardaria di Airwatch e della definitiva sistemazione dell’offerta Workspace ( alias il desktop di Horizon 6) che finalmente ritengono in grado di competere ad armi pari con Citrix (“ il mercato è già fifty-fifty”). Sul perimetro del data center si muove l’ambiente utente costituito dapprima con l’acquisizione di società per DaaS ( Desktop as a Service) e più recentemente con Airwatch di uno specialista del Mobile Device Management (MDM). Alla guida software per fornire all’utente il suo spazio di lavoro fa da complemento il Software Defined Data Center per portare alla creazione della Software Defined Enterprise. E’ qui nel data center sta l’altro asse di sviluppo di VMware impegnata nell’integrare la soluzione NSX , acquisita con Nicira, per la virtualizzazione della rete e la soluzione VSan ( Virtual SAN) che astrae lo storage mettendo in pool dischi , memorie flash e tutto lo storage disponibile in azienda. Come si sottolinea in Vmware già nel 2012 con lo sviluppo delle macchine virtuali le stesse porte di rete virtuali con diventate la maggioranza rispetto a quelle fisiche . Ora si passa a un hypervisor di rete capace di eseguire in maniera automatica il provisioning delle risorse in rete secondo le esigenze dei singoli workload.

Sul fronte del mercato a questo punto – come ammette più volte Carli – tra cooperazione e competizione si profilano gli appetiti di Cisco e della stessa “casa madre “ EMC. Per questo le mosse più recenti di EMC, annunciate da poco a EMC World portano a federare e a gestire i compiti tra EMC stessa, Vmware e Pivotal , pur lasciando un largo spazio di autonomia alle società controllate.

Riprendendo il tema della ricerca di mercato presentata da Bullani durante il keynote di VMware Forum, quello che bisogna evitare è che il disallineamento tra business e IT abbia conseguenze negative in termini di prestazioni IT, competitività aziendale e prospettive di crescita. Il timore espresso nell’indagine dai responsabili IT è che aziende concorrenti più flessibili possano implementare più rapidamente di loro un’infrastruttura moderna al servizio del core business . La soluzione secondo Carli? L’IT deve ritagliarsi un ruolo di broker di risorse interne ed esterne al azienda. Sarà il software a colmare il gap attraverso l’automazione . E già oggi il cliente ha la possibilità di decidere quale passo tenere e quali tappe affrontare nel suo viaggio per la Software Defined Enterprise.

Giulio Ferrari
Autore: Giulio Ferrari
Giulio Ferrari

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