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Microsoft ha ragione contro Motorola su ActiveSync

ActiveSync consente anche ai dispositivi Android di sincronizzare le caselle di posta, la rubrica e i contatti Exchange. Motorola non sarebbe in regola sul pagamento delle licenze per i suoi device

L’Internation Trade Commission alla fine ha dato ragione a Microsoft nel procedimento contro Motorola per l’ipotizzata violazione del brevetto ActiveSync sui dispositivi con Android. Al centro dell’attenzione non è un pezzettino di codice di poco conto, perché è grazie ad ActiveSync, nato nel 1996, che è possibile sincronizzare tutti gli account Exchange e Hotmail anche su Android e Apple iOS.

Oltre alla posta ci sono in gioco le sincronizzazioni con i server remoti di Contatti e Calendari. Motorola sarebbe in torto su 9 brevetti nella disputa con Microsoft per ActiveSync su Droid 2, Droid XBackflip, Charm, Clip, Devour, i1 and Cliq XT. Non tutti sono smartphone Android in vendita anche nel nostro Paese.

La questione si fa interessante considerato che Google ha acquisito Motorola Mobility. E generalmente queste questioni finiscono con un accordo tra le parti; così non è stato in questo caso per il semplice fatto che Motorola avrebbe rifiutato la proposta di Microsoft di rinnovare l’accordo di licensing sottolineando come il problema casomai riguarderebbe un unico brevetto e non i nove sotto inchiesta. David Howard, corporate vice president Microsoft, semplicemente sembra augurarsi una soluzione della questione in questo senso.

Una via di buonsenso considerato che questa tipologia di accordi è la medesima sottoscritta praticamente da tutti i vendor che sfruttano ActiveSync. Significativo invece che la guerra per il dominio in ambito mobile passi oltre che dalle quote di mercato, da una serie di fitte dispute strettamente legate ai brevetti. E senza esclusione di colpi.

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