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La protezione dei dati in un rapporto di Veeam Software

Il Virtualization Data Protection Report 2011di Veeam studia le tecniche di replica dei dati

Veeam segnala i risultati del “Virtualization Data Protection Report 2011”, secondo report annuale sull’impatto della virtualizzazione nelle strategie relative a protezione, backup e ripristino dei dati. La ricerca indipendente ha coinvolto 500 Chief Information Officer (CIO).
“La ricerca evidenzia come si stiano prendendo decisioni importanti in merito a quello che si considera essere il vero business dei dati critici”, dichiara Ratmir Timashev, CEO di Veeam Software. “Queste decisioni diventeranno ancora più difficili dal momento che le aziende generano sempre più dati esponendosi di conseguenza a maggiori rischi. Dallo studio è infatti emerso che nel 79% delle aziende gli strumenti attualmente utilizzati per il disaster recovery, una componente critica della strategia di protezione dei dati aziendali, diventeranno meno efficaci”.

I principali ostacoli all’incremento della replica dei dati vengono identificati con i costi dell’hardware (60% del campione), costi del software di replica(52%) e complessità (42%). Attualmente il 22% delle aziende non utilizza ancora la replica ; tuttavia anche in quelle che ne fanno uso viene protetto in media solo il 26% dei server critici. L’87% del campione sostiene che i tempi di ripristino in caso di incidenti significativi sono direttamente proporzionali al numero di server critici presenti nelle aziende.
“In un periodo in cui la virtualizzazione contribuisce a una maggiore efficienza dei costi del server, molti potrebbero sostenere che alcuni ostacoli alla replicazione del server dovrebbero scomparire, ma non è questo il caso” afferma Timashev. “L’80% dei CIO intervistati dichiara che a causa dell’approccio agent-based delle tradizionali soluzioni di replica , la differenza tra macchine fisiche e virtuali, quando si raggiunge l’apice del volume di dati che possono essere replicati, è davvero minima. Dal nostro punto di vista il limite emerso dallo studio del 2010 persiste nello studio 2011: la “mentalità di gestione” del mondo fisico viene applicata anche a quello virtuale. Questo riduce non solo il vero potenziale della tecnologia, ma anche gli sforzi aziendali per migliorare le strategie di protezione dei dati”.

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