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Il Byod sicuro secondo Fortinet
Per le aziende il Byod rappresenta prima di tutto un nuovo sistema di risparmio, solo le realtà più grandi valutano la perdita dei dati più grave dei benefici. E i lavoratori barattano la possibilità di lavorare comodamente con un
I dipendenti scelgono l’utilizzo di piattaforme e device preferiti per lavorare, l’azienda rinuncia ad imporre i propri e ci guadagna una maggior produttività, quando poi non decide – solo fino a un certo punto in modo lecito – di far usare al lavoratore i suoi device, risparmiando quindi anche sui costi dell’hardware. E’ il Byod (Bring Your Own Device); in un certo senso in tempi di crisi rappresenta anche una nuova forma di sfruttamento dei lavoratori che ci mettono del loro per poter lavorare più comodamente. Di fronte a un immediato risparmio di costi (non solo hardware ma anche amministrativi per la gestione di utenze e altro), non abbiamo dubbi che i possibili rischi pesino sul piatto della bilancia molto molto meno, se non altro nella testa di chi tira una riga sui conti a fine mese. Cambia il discorso solo in ambito enterprise. In questo caso è inevitabile che resti l’esigenza di implementare policy, ma una volta intrapresa la strada del Byod, è facilissimo anche perdere i riferimenti base della sicurezza.
Secondo Fortinet tre sono i possibili scenari strategici e le vie di azione:
- E’ comunque necessario implementare policy mobile.
Devono essere volte a determinare quali sono le applicazioni necessarie, quelle consentite e quelle da evitare, a che tipologia di dipendenti è consentito questo utilizzo e le regole di accesso alla rete base.
- Bisogna dotarsi di un software di gestione remota.
E’ la roccaforte cui ricorrere in caso di qualsiasi tipo di violazione di dati o smarrimento del dispositivo. Si resetta tutto e l’oggetto perde valore in relazione al business, allo stesso tempo si possono centralizzare gli aggiornamenti e la distribuzione di patch per le applicazioni critiche, i backup sono regolarizzati.
- Si può procedere con una scelta mista
Se i dipendenti desiderano adottare il proprio dispositivo personale per lavorare, ma preferiscono non installare componenti aggiuntivi, si possono adottare device con doppia partizione logica, una controllata interamente dal dipartimento IT e l’altra personale.
Comune ai diversi approcci è un dato certo: la sicurezza si gestisce a livello di rete e non di endpoint. Quindi con un pieno controllo delle applicazioni, dei flussi di dati in entrata e in uscita, e purtroppo, anche con l’analisi del comportamento dell’utente finale.
Siamo solo agli inizi della valutazione di quanto questo approccio possa impattare (e forse anche violare) sulle leggi della privacy e sullo statuto dei lavoratori. Perché in pratica l’azienda può voler imporre il controllo di un apparato (sia con l’installazione delle applicazioni, sia via rete e con la possibilità di controllo del comportamento), lasciando però all’utente i costi del device e gli oneri del pagamento delle connessioni, per generare fatturato aziendale. Nel panorama italiano, frastagliato e con la maggior parte delle aziende di piccole e medie dimensioni in crisi, sembra che prevalga semplicemente la regola del risparmio che in pratica vuol dire: ‘speriamo non accada nulla, e intanto confidiamo nel buon senso delle persone’.
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