Un’azienda su due è incapace di garantire la protezione dei dati personali

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Un’inchiesta condotta dal Ponemon Institute dimostra che la metà dei Cio ha
ancora scarse competenze in materia di sicurezza.

Mentre la quantità di informazioni memorizzate in formato digitale continua a raggiungere nuovi record, la loro protezione è materia ancora trascurata. Quasi un informatico su due (42%) considera, infatti, che la propria azienda faccia poche cose per ridurre i rischi di furto o perdita dei dati confidenziali.

I risultati dell’inchiesta condotta dal Ponemon Institute su mille specialisti della sicurezza informatica in azienda va ancor più lontano. Il 45% degli interpellati, infatti, riconosce di essere nell’impossibilità di identificare (e quindi di avvertire) gli utenti o i clienti i cui dati personali possono essere oggetto di furto.

L’elemento più negativo di questo scenario è che sembra perdurare nel tempo. Secondo gli analisti, pur se le direzioni dei sistemi informativi hanno fatto qualche progresso in tal senso, siamo ancora molto lontani dall’avere una cultura della sicurezza sufficiente per garantire una reale protezione alle basi di dati aziendali. L’attenzione si concentra ancora soprattutto sulle macchine o sui dispositivi e molto meno sui dati. Quanto accaduto una decina di giorni fa, con l’esposizione delle informazioni personali di 17mila dipendenti o ex dipendenti della Pfizer conferma quanto siano pertinenti queste osservazioni.

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