Un algoritmo per la qualità del video

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Cefriel brevetta un algoritmo per la misura della qualità dei dati video che
ha già trovato la sua prima applicazione in un progetto per Fastweb

La qualità d’immagine della TV via Internet non è sempre eccellente? Fastidiose interferenze rovinano la visione di un goal su videotelefonino? Da oggi si apre una nuova strada per analizzare e risolvere il problema: Cefriel, Centro Ricerca e Innovazione del Politecnico di Milano, ha studiato e brevettato un algoritmo per tenere costantemente monitorata la qualità dei dati video percepita dall’utente finale. Obiettivo: consentire ai broadcaster di migliorare sempre più i servizi offerti.

Una delle rivoluzioni più evidenti della TV in questi ultimi anni è lo svilupparsi di nuovi canali di trasmissione: la televisione si può oggi ricevere per via analogica con la vecchia antenna, attraverso la parabola, il digitale terrestre, ma ancor più via Internet e attraverso reti wireless (pensiamo a Wifi e Umts). Alcune di queste reti non danno garanzie di qualità del servizio, sia nella modalità wireless che in quella wired. Ed è questo il motivo per cui la ricerca di strumenti per misurare la qualità dei dati video trasmessi, è diventata molto importante.

Dopo la trasmissione dei dati attraverso la rete, infatti, la qualità video ricevuta dall’utente finale può risultare degradata da una serie di fattori: alcuni di questi sono specifici della rete come, per esempio, il ritardo nella distribuzione dell’informazione o un’eventuale perdita dei dei dati sul canale; altri sono indipendenti dalla rete stessa come, ad esempio, le condizioni ambientali e le caratteristiche cognitive dell’utente finale.

Un ruolo importante nel modo in cui i difetti dovuti alle perdite sul canale sono visibili, è giocato da altri fattori come il contenuto, la lunghezza del video, la risoluzione e la quantità di movimento all’interno del video stesso. L’effetto della perdita di informazioni, ad esempio, può essere molto visibile in caso di sequenze video contenenti oggetti o persone in movimento; meno visibile nel caso di contenuti di tipo statico.

L’algoritmo brevettato da Cefriel oltre a rilevare la qualità media nell’esperienza visuale degli utenti in una determinata area, è in grado di entrare ancor più in dettaglio, estrapolando l’esatta composizione in percentuale del campione. Per esempio, se la media della qualità video a Milano è 7, l’algoritmo Cefriel è in grado di rilevare per ogni zona l’esatta composizione del campione e la sua effettiva percezione della qualità video.

Oltre che per il controllo della qualità visuale, l’algoritmo brevettato da Cefriel può essere utilizzato dai broadcaster per monitorare il corretto funzionamento dell’intera catena di distribuzione dei contenuti video, per valutare il dimensionamento delle reti dedicate al trasporto di dati video o, ancora, per stimare l’efficacia di tecniche di trattamento del segnale video prima del loro inserimento lungo la catena di distribuzione del segnale.

L’algoritmo brevettato da Cefriel ha trovato la sua prima applicazione in un progetto per Fasstweb, il secondo operatore di telecomunicazioni su rete fissa che, nel 2001, ha lanciato in Italia la prima televisione digitale via Ip. Tale progetto ha l’obiettivo di misurare la qualità video dei contenuti televisivi distribuiti da Fastweb attraverso la propria rete.

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