La doppia piramide dell’impresa italiana

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Esperti a consulto e indagini: vizi, malattie e vie di guarigione per le Pmi
nostrane a confronto con il mondo It. oeil 40% delle Pmi è ancora immaturo. Solo
il 12% ha raggiunto un elevato livello di maturità Ict complessiva?.

Interventi di esperti al capezzale della piccola industria italiana alle prese con i problemi di rinnovamento tecnologico (non solo Ict) e di cambiamento di scenario economico locale e globale.
Un giro di orizzonte molto denso e ampio è stato organizzato da uno degli Osservatori permanenti della School of Management del Politecnico di Milano dedicato al mondo delle Pmi. Si tratta della sintesi di un ricerca quantitativa che ha analizzato l’utilizzo e la diffusione delle tecnologie Ict in un campione di più di mille imprese italiane con numero di dipendenti compreso tra 10 e 500. Come hanno spiegato i responsabili dello studio: oeil quadro che emerge dall’analisi dell’infrastruttura Ict delle Pmi italiane mostra una situazione di forte transizione e cambiamento. Circa il 55% delle imprese utilizza un’infrastruttura Ict oein evoluzione?, caratterizzata, cioè, da un buon livello di aggiornamento, anche se non ancora del tutto completa e coerente. Solo il 16% delle imprese utilizza un’infrastruttura ?evoluta?, mentre il restante 29% delle imprese utilizza un’infrastruttura ?embrionale?, poco aggiornata e con un basso livello di completezza?.

L’analisi dell’osservatorio si è focalizzata in particolare sulle applicazioni utilizzate: circa una impresa su tre utilizza esclusivamente un pacchetto elementare, che consente di gestire alcune attività di base, quali l’amministrazione e la contabilità, eventualmente integrato attraverso sviluppo software ad hoc. A queste si aggiunge un certo numero di imprese (pari a circa il 12%) che si affidano esclusivamente ad applicazioni di produttività personale. Dall’altra parte, il restante 45% delle imprese utilizza un portafoglio applicativo che garantisce un buon livello di copertura dei processi, ma caratterizzato da diversi livelli di flessibilità e standardizzazione.

Inizia a diffondersi l’utilizzo di applicazioni web più evo lute rispetto al semplice sito istituzionale, soprattutto nelle imprese di dimensioni maggiori, appartenenti a specifici settori; le applicazioni più diffuse sono le Intranet rivolte ai dipendenti, le applicazioni Extranet rivolte ai clienti business e i siti di commercio elettronico , utilizzati dalle imprese che si rivolgono direttamente al consumatore finale.

Cresce anche l’utilizzo di applicazioni in mobilità anche wireless. In particolare, la percentuale di imprese che utilizza applicazioni di Mobile Office varia tra il 16% e i 47% sulla base delle dimensioni.

Le applicazioni basate su Rfid, quasi assenti nelle imprese con meno di 50 dipendenti, sono utilizzate da circa il 9% di quelle con numero di dipendenti compreso tra 250 e 500. Il settore in cui tale tecnologia è maggiormente utilizzata è l’Alimentare, a seguito delle normative sulla tracciabilità.

Secondo le valutazioni dell’Osservatorio, nel corso del 2006 la spesa It delle Pmi italiane è stata compresa circa fra 760 e 1200 euro per l’acquisto di hardware, software e servizi It.

Ma altri dati sullo stato degli investimenti It delle Pmi italiane sono emersi anche da un workshop organizzato da Ingram Micro e animato da Giancarlo Capitani, amministratore delegato di Net Consulting. Capitani ha illustrato i risultati di un sondaggio che segnala ancora una volta la scarsa propensione agli investimenti delle realtà imprenditoriali italiane più piccole
In generale, secondo Capitani, il nostro Paese è sotto informatizzato. Lo rivela un altro indicatore, il livello di spesa It ,che è di 341 euro per abitante in Italia, contro i 983 nel Regno Unito e i 839 in Francia. Soprattutto le piccole aziende fino a 50 addetti sono per nulla o poco informatizzate.

Illustrando la doppia piramide rovesciata delle dimensioni delle aziende e della loro spesa in tecnologia It , Capitani ha utilizzato due indicatori. Le imprese da 1 a 49 addetti rappresentano il 95,6% del sistema produttivo italiano, ma incidono soltanto per il 18.4% sulla spesa It totale in Italia nel 2006. Da un confronto internazionale emerge poi che mentre la spesa media per It presso le piccole imprese europee è di 911 euro per dipendente, in Italia il valore corrispondente è di 466 euro.

Gli ostacoli percepiti sulla strada del rinnovamento It sembrano legati al costo delle tecnologie, ma in realtà gli imprenditori rivelano una loro crescente incapacità di utilizzarle con competenza .

Ma su questo tema non è ancora tutto. Tra pochi giorni Aitech-Assinform presenterà nella completezza il suo rapporto 2006 sull’Ict italiano. Non è difficile prevedere che ancora un volta il nostro tessuto industriale, fatto in larga parte di piccole realtà imprenditoriali, sarà di nuovo al centro delle attenzioni degli analisti.

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