Entro il 2020, il 20% della forza lavoro sarà sostituito da intelligenza artificiale

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La nuova forza lavoro “ibrida”, composta da uomini e macchine, pone questioni organizzative, tecnologiche e etiche. Una ricerca commissionata da Avanade fa il punto. Ne parliamo con Roberto Chinelli, Chief Technology Innovation Officer di Avanade Italy, che studia l’intelligenza artificiale da anni

Parla di Smart Technologies e di Digital Workplace, in rapporto all’Intelligenza Artificiale, una ricerca internazionale realizzata da Wakefield Research e promossa da Avanade. Temi strettamente connessi tra loro, che coinvolgono non solo l’evoluzione tecnologica ma anche l’etica nelle strategie aziendali, soprattutto quando si parla di Intelligenza Artificiale e di come le nuove tecnologie possano impattare sul mondo del lavoro andando a modificare il rapporto uomo-macchina.

Roberto Chinelli, Chief Technology Innovation Officer di Avanade Italy
Roberto Chinelli, Chief Technology Innovation Officer di Avanade Italy

Ne parliamo con  Roberto Chinelli, Chief Technology Innovation Officer di Avanade Italy, analizzando i dati emersi da un panel internazionale di top manager e responsabili IT provenienti da nove Paesi (Italia, USA, Canada, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Australia e Giappone). “Questa ricerca ha un duplice obiettivo – anticipa Chinelli – attirare l’attenzione su nuove tematiche e preparare il terreno nelle aziende al fine che siano pronte alle sfide future che coinvolgono l’intelligenza artificiale. Lo studio riguarda tutto ciò che si ricollega ad algoritmi esperti, non parla direttamente di IoT o M2M, ma di intelligenza artificiale anche se ovviamente avere un cervello intelligente, ma cieco, senza sensori sul campo non ha senso. Perché l’informazione sia tanto più buona e precisa serve l’IoT”.

I tempi infatti saranno presto maturi:  secondo i risultati della ricerca, il 20% della forza lavoro sarà sostituito da macchine con intelligenza artificiale entro il 2020. Un dato (25% in Italia) che evidenzia in particolare modo l’utilizzo di intelligenza artificiale in device connessi, dispositivi indossabili e soluzioni di automazione intelligente e mostra come il 67% del panel (71% in Italia)  ritenga che il progresso tecnologico porterà anche a macchine in grado di prendere decisioni di business, “come se fossero esseri umani”.
Insomma, uno scenario in cui le macchine non solo eseguiranno ma aiuteranno le decisioni, andando a definre una forza di lavoro ibrida, uomo + macchina.  Un aspetto che porta con sé diverse implicazioni: oltre alla capacità tecnologica di risolvere problemi e di analizzare i dati attribuita alle macchine, emerge la questione etica, la necessita di avere un pensiero critico nei confronti della tecnologia da parte del management dell’azienda. Non è un caso che il  55% dei dirigenti d’azienda in tutto il mondo (81% in Italia) si è posto un dubbio etico a causa del maggiore utilizzo delle tecnologie intelligenti e dei sistemi di automazione digitale, “in modo tale da gestire correttamente la relazione uomo-macchina e le nuove tecnologie quando giungerà il momento, assumendo anche nuovi talenti che possano gestire le nuove tecnologie legate all’intelligenza artificiale, con policy adeguate e personale preparato” spiega Chinelli.

“Da circa 5 anni stiamo analizzando il tema dell’intelligenza artificiale – continua –  tematica che indirizzerà molto scelte da qui al 2020. Macchine pensanti che da sempre solleticano la curiosità umana, fino ad arrivare al pensiero di umanoidi mossi da algoritmi e robot che possano facilitare il lavoro dell’uomo. Basti pensare anche all’acquisizione fatta da Google di Boston Dynamics, società ad oggi sussidiaria di Alphabet, che crea robot umanoidi, oppure al traduttore istantaneo su Skype. Tutti utilizzi della tecnologia che partono dal rapporto con macchine intelligenti”.

Se l’automazione industriale aveva sostituito la forza lavoro umana oggi il timore è che l’intelligenza artificiale possa sostituire anche la forza lavoro intellettuale, impattando anche su tutti i white collar – precisa Chinelli -. Il fatto che il 20% del panel dica che questa tendenza si verificherà entro il 2020 pone la questione di capire se questo trend scatenerà paure o sarà una opportunità”. Secondo la ricerca, il 58% (65% in Italia) dei dirigenti d’azienda crede che potrebbero un giorno essere sostituiti da un robot o da una “intelligenza automatizzata”.

L’azienda si deve adeguare visto che le smart technologies stanno trasformando il posto di lavoro. Già il 63% delle organizzazioni (il 79% in Italia) ha fatto importanti investimenti in macchine intelligenti e in automazione intelligente e chi ha già investito nelle tecnologie smart nota un aumento della produttività (+70%), del fatturato (+60%) e della customer experience (59% a livello globale, contro il 44% in Italia).  “Lavorare su algoritmi intelligenti è sempre più importante e se fino a ieri il data mining era di difficile utilizzo, se non in ambiente universitario con capacità computazione costosissima, oggi con Machine Learning e gli algoritmi intelligenti si amplia la capacità di analisi – continua il Chinelli -. E’ iniziata quella che mi piace definire una  battle for brains, la ricerca di talenti, necessaria al fine di anticipare le sfide future. La figura del social media manager, che non esisteva fino a decina di anni fa,  è un profilo professionale nuovo che è andato affermandosi e il trend porterà a nuove figure professionali ancora da definire.  Il 92% del panel (96% in Italia) ritiene che un maggiore ricorso alle cosiddette tecnologie intelligenti sul posto di lavoro renderà più semplice attrarre e trattenere i migliori talenti, “perché le menti più brillanti vogliono lavorare in aziende all’avanguardia” precisa Chinelli.  E non è un caso che il 43% delle organizzazioni stiano già definendo nuovi ruoli che si concentrano in particolare su come affrontare i temi di etica digitale.

“Visto che gli aspetti etici dell’uso degli algoritmi intelligenti sono in primo piano – conclude il Cto – è indispensabile che macchine ed esseri umani cooperino senza ferirsi, un percorso che richiede la stesura di nuove normative tenendo presente che il 54% degli intervistati (62% in Italia) ha dichiarato di essere disposto a essere diretto da un’intelligenza artificiale, “anche se la capacità di prendere decisioni rimane umana, pure se supportata dall’intelligenza artificiale” conclude il manager.  Ambiti importanti dove l’intelligenza artificiale potrà prendere piede sono l’asset management, con l’analisi di enormi mole di dati che l’intelligenza umana non sa gestire in quantità, le Tlc per ottimizzare processi, il campo assicurativo per gestire meglio le performance delle polizze, la logistica e il retail online. Ambiti in cui gli investimenti fatti in smart technologies dimostrano ritorni significativi: secondo la ricerca i manager prevedono un aumento dei ricavi del 33%, in media, nei prossimi cinque anni. Un dato che sale al 38% in Italia, dove i manager confidano molto nelle nuove tecnologie.

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