Cosa frena la comunicazione unificata?

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Sulla carta tutto bene, tuttavia il processo di adozione ha di fronte una strada molto lunga. Ma qualcosa sta cambiando

La comunicazione integrata o la comunicazione unificata sono una sigla tuttofare che comprende, con le variazioni del caso, una serie di comunicazioni a voce di vario tipo, la posta elettronica, la messaggistica istantanea, e la presenza, ma può arrivare fino a comprendere video, conferenze via web e gestione delle agende: tutte funzioni che possono accelerare o migliorare i processi di business aziendali, i servizi verso la clientela e la convergenza delle comunicazioni mobili con quelle fisse all’interno delle organizzazioni.

Dopo l’annuncio da parte di Microsoft delle sue soluzioni in questo campo i riflettori sono di nuovo puntati su un insieme di tecnologie che fino a questo momento secondo gli esperti,gli analisti di mercato e molti vendor in vena di sincerità sono state troppo valutate. I più prudenti ritengono che il mercato si trovi in una fase iniziale di sperimentazione e prevedono uno sviluppo che prenderà forma nelle aziende nel corso di una decina d’anni. Secondo gli analisti dello Yankee Group il mercato si trova fondamentalmente allo stesso punto in cui si trovava due anni fa con la alti livelli di interesse presso le utenze aziendali, ma basso tasso di impiego.
Una delle ragioni sta nel fatto che la maggior parte delle organizzazioni è ancora in mezzo al guado della transizione dai vecchi sistemi telefonici ai sistemi di telefonia su Ip, dove la voce su Ip è parte essenziale di una soluzione di Unified Communications (Uc). Ma c’è di più.
Come per ogni nuova soluzione i numeri riguardanti il ritorno degli investimenti ( ricavi e costi) sembrano eludere la caccia degli utenti. I benefici ricordati dai vendor si collocano in quella fascia grigia e indistinta popolata di parole d’ordine come produttività più alta o processo decisionale più veloce. Il risultato è un’adozione delle tecniche Uc a macchia di leopardo in quelle aree specifiche del business aziendale dove i ritardi sono evidenti o deve le sperimentazioni coinvolgono rischi minori. Gli esempi più citati sono gli ambienti dei servizi finanziari dove si deve poter raggiungere velocemente un esperto sempre mobile , ma sempre reperibile.

Un ostacolo all’adozione delle soluzioni di comunicazione unificata è perfino di tipo storico. Queste soluzioni nascono infatti dai fornitori di Pbx di tipo Ip. Benché basati su Ip, questi sistemi sono in gran parte di tipo proprietario : in questi casi il software sia sul client che sulla parte di apparato è strettamente collegata all’hardware e così sono le principali funzioni di Uc , dalle chiamate a voce alla conferenza. Spesso gli utenti hanno dovuto impratichirsi di un nuovo client, mentre giù conoscevano Sametime oppure Outlook e Office. La nuova tendenza delle soluzioni Uc è invece quella di appoggiarsi su una infrastruttura It aprendo la strada a un maggiore accettazione. Il primo esempio è quello di OpenScape ( Siemens) nato ex novo per trarre vantaggio da Sip e Soa , e quindi interoperabile con una grande varietà di sistemi Voip e Im di terze parti. Ma questo sta diventando terreno di conquista dei grandi produttori di software da Microsoft a Oracle. Ad esempio il nuovo Ocs ( Office Communications Server ) di Microsoft che sostituirà Lcs ( Live Communications Server) ha tra i suoi punti di forza quello di prevedere diverse funzionalità di gestione della voce basate su Sip che una volta erano prerogativa dei Pbx di tipo Ip – tipicamente Communications Manager di Cisco – insieme con la conferenza via video o via web.
Oltre tutto Microsoft ha giocato la carta della piena integrazione con i suoi client di ufficio come Office Communicator e Outlook. Con una soluzione Ocs l’utente può fare clic sul nome di una persona in un qualsiasi documento di Office e ottenere subito informazioni sulla sua disponibilità ad essere contattato con uno dei tanti mezzi di comunicazione a disposizione dalla voce al messaggio istantaneo alla conferenza via web. La chiave di tutto è Active Directory che ospita la rubrica telefonica aziendale. Insomma Ocs, anche se è in grado di interoperare con i principali Pbx Ip, di suo è già un piccolo sistema Voip per le aziende più piccole.

La Service Delivery Platform di Oracle, una estensione del suo middleware Fusion, fornisce una base che utilizza J2ee e Soa per la implementazione di diversi servizi software di comunicazione su Ip, dalla telefonia su Ip a Ims, alla presenza, che possono essere integrati con le applicazioni di business di back-end, a partire dal Crm.

Ma sull’altra sponda della convergenza si trovano i vendor di centralini Ip che non stanno a guardare. Da Nortel a Siemens si stanno muovendo a tutta velocità verso la interoperabilità con Lcs oppure Ocs di Microsoft, con Sametime di Ibm oppure semplicemente con Outlook. Ibm si appoggia su Openscape di Siemens, ma l vora anche con Nortel per rendere le comunicazioni unificate accessibili da un client come Sametime che condivide con Outlook il predominio sui desktop aziendali. La strada intrapresa da Avaya passa attraverso l’utilizzo dei web services.
Quanto a Nortel facciamo riferimento a quanto appena analizzato in questo sito.

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