Aruba si apre al mercato cloud europeo e resta tutta Italiana

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Aruba, DataCenter Arezzo (Esterni)
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L’azienda toscana di Web Hosting e servizi cresce ancora ed è pronta a offrire il cloud anche in Francia, Germania, Uk e Spagna

Aruba, nel panorama IT è un caso di eccellenza tutto italiano. Fondata nel 1994 ad Arezzo dalla famiglia di Stefano Cecconi, cui ancora oggi appartiene, vive di capitale tutto italiano e ha iniziato l’attività come Internet Service Provider nel ’96 con il brand Technet.it, mantenuto fino al 2000. Da quell’anno Aruba.it inizia a proporre sul mercato Internet dial-up, registrazione di nomi a dominio, hosting e caselle di posta elettronica.

Nel 2003 viene aperto il primo Data Center ad Arezzo e negli anni successivi entrano nel gruppo brand del calibro di Websolutions.it, Cassiopea.it, HostingPlan.it, ma soprattutto Aruba inizia a respirare l’aria europea, varca i confini nazionali, arriva nei mercati ceco e slovacco e poi polacco e ungherese.

In Italia, con un organico di 450 addetti, 2 milioni di domini registrati e mantenuti, e oltre un milione di siti in hosting attivi, Aruba oggi offre anche Posta Elettronica Certificata, soluzioni e-commerce differenziate per tipologia di prodotti venduti e non solo per numero di items, ma soprattutto servizi cloud. Tra i suoi clienti ci sono realtà come InfoCamere, la Camera dei Deputati, il Ministero della Difesa, ma anche Ducati Motor, Mondadori, Brembo.

Aruba, Datacenter di Arezzo (Interni)
Aruba, gli interni del nuovo Datacenter di Arezzo

Il fiore all’occhiello di Aruba oggi è il secondo Data Center di Arezzo, con 5.000 mq di sale dati, oltre 40.000 server  per ospitare tutti i servizi di Cloud Computing a disposizione degli utenti in standard uptime Tier 4; tutti gli impianti sono ridondanti sia nella parte elettrica (UPS è Socomec Delphys MX Elite 500KvA) che di condizionamento e di networking. Il parco macchine per il cloud è esclusiamente Dell con i sistemi PowerEdge R610 e R620 (con due processori Intel Xeon esa-core) Storage EqualLogic, e il core networking è gestito tramite Nexus 7000 di Cisco. Per quanto riguarda l’architettura di virtualizzazione Aruba ha scelto l’Hypervisor di VMware (insieme con Hyper V e Hyper V Low-Cost) . L’ottica però è quella di seguire comunque l’offerta di evoluzione degli Hypervisor, verranno quindi implementati anche quelli dei competitor.

Intanto la famiglia Cecconi ha reso disponibile un altro data center in Repubblica Ceca e sono oramai pronte le nuove attivazioni in Francia e in altri Paesi europei (per un totale, al momento, di 3 data center proprietari).

Aruba, il piano europeo

Ne parliamo con Stefano Sordi, responsabile del marketing di Aruba: “Nei prossimi 6-8 mesi i nostri sforzi sono rivolti all’internazionalizzazione dell’offerta di cloud computing nei quattro principali Paesi europei: Francia, Inghilterra, Germania, e Spagna. Vogliamo fornire servizi cloud garantendo la localizzazione dei dati nei mercati di riferimento”. La differenza tra la proposta Aruba e i competitor è proprio quella di offrire i servizi nel Paese di riferimento mantenendo i dati all’interno dei confini.

Attualmente ci sono altri provider internazionali che, per esempio, offrono spazio ai dati francesi e spagnoli nei server olandesi; Aruba invece crede che sia necessaria la localizzazione dei dati nei mercati di riferimento non solo per le tematiche di localizzazione dell’IP e l’indicizzazione su Google, ma perché il cloud ancora ‘intimorisce’ e sapere con precisione che la normativa della propria cloud è proprio quella del Paese in cui ha sede l’azienda cliente è un plus che viene richiesto sempre di più.

Aruba, Stefano Sordi Responsabile Marketing
Aruba – Stefano Sordi Responsabile Marketing

Nel concreto Aruba ha stretto accordi con data center partner in Francia (Equinix), creando società ad hoc. Il primo data center sarà attivo entro fine ottobre 2012, seguiranno i data center di Londra entro dicembre 2012 e in Germania entro la fine di gennaio 2013. Più avanti nel corso dell’anno sarà aperto quello spagnolo. Il modello è il medesimo: Aruba crea società locali con brand Aruba Cloud, e assume personale locale per il supporto di primo e secondo livello (oltre che commerciale), con i relativi vantaggi dati da questo approccio. Il cliente può comunque attivare infrastrutture anche negli altri Paesi europei e i servizi di Public Cloud e di Iaas possono essere forniti anche ‘managed’ dagli stessi sistemisti Aruba. Se il mercato crescesse, come si prevede, Aruba vorrebbe comunque aprire data center proprietari, in modo da replicare il modello di business toscano anche in Europa.

Tornando al mercato italiano Stefano Sordi individua criticità, ma anche potenzialità latenti: L’Italia è a uno stadio evolutivo non maturo, sia nell’offerta che nella recettività della domanda, ma il tessuto di imprese molto piccole, con risorse limitate, che investono solo nel core business, può trarre dal cloud solo benefici, perché vengono limitati i rischi, si riducono la complessità (la cui gestione è demandata ad Aruba) e lo sforzo di gestione. Purtroppo non siamo ancora riusciti a spiegare alle imprese il boost potenziale nell’adozione di soluzioni virtualizzate e in cloud”. Mentre nelle grandi imprese il messaggio è già passato – il large enterprise rappresenta oggi il 70 percento del mercato cloud – nella Pmi non si parla ancora di computing vero e proprio, ma solo di servizi in cloud come Dropbox e Gmail.

Stefano Sordi riprende: “Gli altri Paesi europei si caratterizzano con alcune differenze di base. La PA è molto più avanti nel processo di informatizzazione. E il cloud è già tecnologia ‘pull’. L’operatore oltralpe viene quasi sfidato a fornire servizi più ancora che semplice infrastruttura. In Inghilterra, per esempio, vengono già richiesti servizi di livello Saas (Office in remoto) e la virtualizzazione del desktop, ma in generale tutto lo scenario dell’offerta è già a uno stadio avanzato”.

Il panorama più vicino a quello italiano è quello tedesco per il tessuto di impresa, ma non certo per infrastruttura IT decisamente più evoluta e nel nostro continente sono ancora aperte non poche problematiche, spiega Sordi: “E’ vero che le frontiere non esistono più, ma ci sono leggi diverse su come i dati possono attraversarle, oppure problematiche comuni interpretate in modo diverso, basti pensare alla casella di posta elettronica certificata, la PEC, che vale solo nel nostro Paese”.

Aruba guarda all’America Latina

Inevitabile chiedere a Sordi un parere e una roadmap sul futuro: “Siamo alla pozza con le prime forme di vita, ma la pozza è destinata a diventare un’onda inarrestabile. Tra 5-10 anni il cloud sarà una realtà affermata ovunque”. E allora Aruba ha preso in considerazione e sta valutando anche l’espansione nei mercati emergenti. Soprattutto il Sud America, individuando nel Brasile la sua locomotiva.

E’ il Paese al centro dell’attenzione mondiale per le Olimpiadi e i Campionati del mondo di calcio, rispetto alla Cina e all’India è un Paese già del tutto democratico, contornato da Paesi pacifici e a loro volta interessanti. Non solo, il Sud America è promettente per Aruba Italia anche a livello culturale, perché il nostro Paese gode lì di maggiore reputazione e beneficia di non poche affinità culturali. Ultimo, ma non meno importante, chiude Sordi: “I data center consumano risorse ed energia e il Brasile è una vera e propria potenza anche dal punto di vista delle risorse energetiche”.

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Euro Story: Ogni settimana, TechWeekEurope pubblica un articolo selezionato nella rete europea delle testate di NetMediaEurope. L’articolo di questa settimana è di Mario De Ascentiis da TechWeekEurope.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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