Accenture: ci vuole vera innovazione per far crescere il mercato. Anche IoT.

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Nei giorni del CES 2016 uno studio Accenture sottolinea come servano prodotti e servizi davvero innovativi per stimolare una domanda che da tempo vede solo miglioramenti incrementali. E IoT non salverà i fatturati da sola.

Mentre a Las Vegas il CES 2016 non manca certo di novità, uno studio Accenture mette in evidenza che per stimolare la domanda del mercato consumer queste novità devono essere anche corredate di un percepibile valore d’uso e di una forte dose di vera innovazione. Sono le conclusioni principali dell’indagine Igniting Growth in Consumer Technology, condotta su un campione di 28 mila consumatori di 28 nazioni tra cui anche l’Italia. Per la survey sono principalmente tre i fattori che frenano la domanda di nuove tecnologie e che continueranno a farlo anche nel 2016: poco interesse nei nuovi modelli di smartphone e tablet, dubbi sulla privacy dei propri dati, una partenza lenta delle applicazioni in stile Internet of Things (IoT).

Il mutamento nella domanda di smartphone e tablet nelle nazioni principali è documentato da diversi osservatori del mercato. Globalmente secondo Accenture solo il 48 percento del campione intende acquistare un nuovo smartphone nel corso del 2016 (era il 54 percento un anno fa) e anche nazioni usualmente in forte crescita come Cina e India vedono una decrescita nelle percentuali di propensione all’acquisto. Questo è legato inevitabilmente alla maturazione del mercato: delle nazioni considerate nell’indagine solo tre (Giappone, Slovacchia, Turchia) hanno una penetrazione degli smartphone inferiore al 70 percento.

accenture-iotNon è solo questo, spiega Accenture: mancano soprattutto le motivazioni all’acquisto. Il 47 percento del campione è soddisfatto dello smartphone che ha e il 4 percento dichiara che nei nuovi modelli non ci sono funzioni davvero innovative. Considerazioni analoghe si possono fare per altri due segmenti in cui la propensione all’acquisto è in calo: gli Smart TV (solo il 30 percento del campione dichiara che ne comprerà uno nel 2016) e i tablet (29 percento). Complessivamente solo il 13 percento del campione prevede di aumentare quest’anno la sua spesa in smartphone, tablet o laptop.

Molti vendor si aspettano che i nuovi prodotti in qualche modo collegati all’IoT stimolino il mercato consumer ma anche in questo senso Accenture avverte che le proposte devono migliorare: il 47 percento del campione intervistato ha dichiarato che considera la sicurezza e la privacy come ostacoli all’acquisto di smart watch, wearable o sistemi smart home e anche tra chi è intenzionato all’acquisto di prodotti del genere una quota prevalente (69 percento) li considera a rischio di hacking ostile. C’è anche poi poca informazione, evidentemente: il 23 percento non sa bene quale tipo di dispositivo possa essere davvero utile e il 17 percento considera comunque i device IoT troppo difficili da approcciare.

accenture-iot2Sembra quindi che al nascente mercato dell’IoT consumer manchino ancora le necessarie basi solide. Per tutto questo – e per i prezzi considerati ancora troppo alti dal 62 percento del campione – la propensione all’acquisto per il 2016 rilevata da Accenture è più bassa di quanto molti probabilmente sperano: 13 percento per gli smart watch e i fitness monitor, 11 percento per le videocamere di sorveglianza Wi-Fi, 9 percento per i termostati smart e 7 percento per i droni.

Dato questo scenario, i consigli di Accenture sono tre. In primis eliminare gli ostacoli percepiti all’adozione dei nuovi prodotti, offrendo soluzioni che abbiano un valore percepito convincente (se necessario anche abbassando i prezzi) e che siano visti come soddisfacenti da usare e soprattutto affidabili e sicuri. Il secondo consiglio è favorire la vera innovazione perché i soli miglioramenti incrementali non portano una vera crescita. Questo obiettivo si può conseguire investendo in tecnologie davvero innovative e, in campo IoT, sviluppando categorie di servizi del tutto nuove. Infine, i vendor devono secondo Accenture ragionare nell’ottica di creare ecosistemi con i partner: da un lato la collaborazione fra realtà diverse permette di sviluppare servizi innovativi, dall’altro oggi è impossibile per una singola azienda sviluppare e gestire tutto quello che i clienti si aspettano di avere.

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