Le sfide della mobilità per Hauwei e Telecom Italia

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Le società sono al lavoro, insieme, tenendo d’occhio le esigenze dell’utenza finale

Dopo un lunga fase di studio nella seconda metà dello scorso anno si sono fatti più stretti e concreti i rapporti di Huawei con il mercato italiano. Lo testimoniano due fatti. Il primo: nel luglio del 2007 Huawei si è aggiudicata un contratto con Telecom Italia per un ampliamento della rete Tim in Umts ad alta velocità ( Hspa) a copertura del territorio meridionale. Il secondo: a novembre arriva la scelta di Huawei da parte di Vodafone come fornitore di soluzioni Pbx su Ip per la comunicazione dati nel mercato enterprise italiano. Dai rapporti con Telecom Italia è nato un investimento comune per la creazione di un Mobile Innovation Center anche nel nostro paese.

Dal punto di vista di Huawei la strategia è di lavorare con i carrier, ma tenendo d’occhio le esigenze dell’utenza finale. In particolare nella comunicazione mobile il produttore cinese ha coinvolto, attraverso un convegno organizzato insieme a Telecom nella sede del Telecom Italia Lab, anche i produttori di terminali nel tentativo di delineare tendenze e relative strategie per sostenere l’evoluzione delle tecnologie di comunicazione a supporto della mobilità. Se, come ha sostenuto Roberto Saracco, che guida la ricerca scientifica e a lungo termine di Telecom Italia, la situazione dell’offerta di servizi e di disponibilità di risorse per la comunicazioni mobili attraversa al momento una fase di stazionarietà ha più senso ragionare in termini di diversità che in termini di convergenza: le star del momento per la ricerca del Telecom Italia Lab sono le nuove tecnologie di cella per le interazioni di prossimità a piccole distanze nelle case e in mobilità.
L’arrivo di applicazioni su Femto Cell o Pico Cell associate agli accessi a banda larga (Home Zone nel caso di Tim) stanno per complicare la vita dei costruttori di terminali : si profila una grande varietà, non una convergenza, di celle che il carrier deve gestire perché i terminali devono potersi spostare da una tecnologia di cella ad un altra senza inconvenienti per l’erogazione e la fruizione dei servizi per il consumatore finale.

Su questa strada anche l’intervento di Pablo Brito, che per Huawei ha il compito di definire le soluzioni Umts più adatte all’utenza europea. Brito ha però spostato il tiro sulla rete che questi servizi deve garantire in termini di costo, qualità e di crescita assicurando agli operatori un’evoluzione a basso rischio e una giusta dose di apertura verso la loro personalizzazione in funzione delle necessità dell’utenza: “ Il web ha introdotto un volta per tutte il criterio che l’utente può sceglie quali servizi utilizzare. Quello che conta è l’esperienza dell’utente. La rete mobile futura deve avere come specifiche di base – ha spiegato Brito – una bassa latenza e una distribuzione dei dati ad altissime velocità in modo da soddisfare l’ubiquità dell’utente” che fruisce i contenuti , in particolare Internet e Tv, da dispositivi diversi e in situazioni di connessione diverse.

L’evoluzione delle comunicazioni mobili va verso velocità sempre più alte in downlink e in uplink fino alle prospettive di Hspa+ ( nel 2009) e di LTE ,con 100 Mbps in downlink e di 50 Mbps , in uplink già alla fine di questo decennio. Le sfide per i carrier prevedono efficienza nei costi e capacità di crescere della rete che serve i terminali mobili.

La proposta di Huawei, che porta il nome di RAN ( Radio Access Network su IP), si concentra sulla capacità evolutiva della rete di backhauling e sulla sua capacità di fornire un controllo senza sbavature con una piattaforma in grado di gestire in modo unificato l’interoperabilità tra le diverse reti ( Gsm, Umts, Lte) attraverso moduli standard: la stazione base è sempre la medesima affidando l’evoluzione a un modulo separato che si prende cura della parte radio. Su questa piattaforma i gestori hanno modo non solo di far crescere i loro servizi all’utenza, ma anche di effettuare un backhauling all IP e più efficiente. L’esempio particolare citato da Brito riguarda un’applicazione dell’operatore giapponese eMobile che ha ridotto del 95% i costi di trasmissione con una soluzione di Hspa su IP.

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