Le barriere virtuali

Mobility
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Anche i siti web si rivelano poco praticabili per persone con disabilità
motorie e sensoriali. Bisognava sin dall’inizio progettare delle interfacce
accessibili a tutti piuttosto che correggere il tiro in corsa. Ora significa
affrontare problemi di carattere tecnico ed economico non sempre risolvibili

A volte proprio la storia non insegna. La sensibilità che porta oggi ad abbattere le barriere architettoniche per rendere possibile alle persone con disabilità motorie e sensoriali l’accesso al mondo, non ha saputo tradursi in insegnamento quando si è trattato di creare un universo del tutto nuovo: quello virtuale di Internet. Oggi la gran parte dei siti web è zeppa di barriere architettoniche virtuali. oeci sono immagini che non riportano un testo alternativo che possa essere letto da un sintetizzatore vocale a beneficio dei non vedenti, ci sono i pop-up pubblicitari che creano grossi problemi agli utenti che hanno difficoltà a muovere il mouse e devono rincorrerli per poterli chiudere, ci sono menu a tendina che richiedono una precisione di puntamento che non tutti hanno, scritte tono-su-tono illeggibili per gli ipovedenti?, spiega Stefano Rossi della Federazione italiana superamento handicap (Fish) intervenendo a un convegno sul tema organizzato presso l’istituto Gentileshi di Milano.

Ci sono poi i software didattici per i bambini che sono utilizzabili solo con il mouse, cosa che impedisce ai piccoli che hanno problemi di controllo degli arti superiori di utilizzare strumenti che invece potrebbero aiutarli molto nel processo di apprendimento. Appare così quasi assurdo che consapevoli del fatto che una sostanziale percentuale della popolazione, tre milioni solo in Italia, sia soggetta a disabilità permanente (cifra alla quale vanno aggiunte le persone con disabilità momentanee, per esempio il tempo che serve per fare guarire un braccio rotto limita la libertà di movimento anche quando si usa il personal computer) non si sia partiti dall’inizio a pensare il web come luogo senza barriere. E’ certamente più facile e pratico progettare un software fin dall’origine con una interfaccia utilizzabile da tutti, piuttosto che adattarlo in un secondo tempo.

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