Il colore verde domina il futuro dell’It

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Il green computing è un filone crescente di investimento per molti fornitori
del comparto. Autentica sensibilità, moda e regolamentazioni si alternano come
fattori di pressione.

Dalla giornata della Terra dello scorso aprile al recente concerto del Live Earth, si stanno moltiplicando i momenti di sensibilizzazione sul futuro del Pianeta. Tutti devono concorrere alla ricerca e applicazione di pratiche, cittadini, istituzioni e aziende. Il settore dell’It è fra quelli che si sono mossi per tempo e oggi vive un vero e proprio boom di interesse verso la riduzione dei consumi energetici.

Le società della tecnologia stanno sempre più evidenziando gli aspetti connessi al risparmio nei consumi o al riciclo dei prodotti usati nelle proprie offerte, ma oltre cento aziende americane (imitate da diverse realtà di altri continenti) hanno promesso di ridurre innanzitutto i propri consumi energetici, attivando in qualche caso misure complesse, come la conversione in energia rinnovabile, in altri operazioni più semplici, come la vendita di immobili non utilizzati. A queste mosse corrisponde una social responsibility che ha radici tanto nell’autentica sensibilizzazione alle problematiche del Pianeta quanto nel marketing, nella necessità di ridurre le spese generali o per rispondere a normative in materia.

L’aumento dei consumi elettrici ha condotto generalmente alla costruzione di centrali alimentate con energie fossili, quindi che emettono nell’atmosfera biossido di carbonio. I cosiddetti gas a effetto serra si concentrano nella parte alta dell’atmosfera e vengono indicati come principale causa dei cambiamenti climatici mondiali. Un buon sistema di calcolo dell’impatto ambientale di un’azienda è la somma dell’energia consumata e della quantità di biossido di carbonio creato per fornire questa energia.

Realtà come Amd si sono pronunciate in materia, puntando a ridurre del 40% l’emissione di gas serra nel 2007, in rapporto all’anno di riferimento, ovvero il 2002. Inoltre, ad Austin, nel Texas, è in costruzione un complesso di uffici di oltre 80mila metri quadrati, tutto alimentato da fonti di energia rinnovabile. Anche Sun ha dichiarato un obiettivo di riduzione del 20% del proprio impatto ambientale entro il 2012, ma ancor più significativa è la creazione di un dipartimento dell’eco-responsabilità, a livello di vicepresidenza. Tra le misure prese, c’è la concessione ai dipendenti di lavorare a casa e la dismissione di spazi nel campus di Newark. Sun fa anche parte dei oeclimate leader? dell’Epa (Agenzia per la protezione dell’ambiente americana), insieme ad altre 116 aziende che si sono impegnate a ridurre i gas serra. All’interno dell’Agenzia si è creato il programma Climate Savers Computing Initiative (Csci), che prevede anche l’apertura di un portale dedicato, e si è posto l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di risparmiare energia attraverso la definizione di nuovi computer e componenti capaci di economizzare sull’alimentazione ma anche di abbattere la produzione di gas tossici dovuti al riscaldamento.

Secondo Google oggi un server consuma in media un terzo della sua potenza mentre un desktop arriva a utilizzarne quasi la metà. Il progetto Csci mira ad arrivare a sfruttare il 90% dell’efficienza il che consentirà di ridurre le emissioni di gas di 54 milioni di tonnellate ogni anno, consentendo d risparmiare qualcosa come 5,5 miliardi di dollari di energia. Di questo gruppo fanno parte anche Intel, Google, Ibm, Hp, Dell e Microsoft.

Ibm, per parte sua, ha recentemente annunciato un complesso piano per combattere la crisi energetica e lo stanziamento di 1 miliardo di dollari per far progredire le tecnologia ?verde? e i servizi ad essa collegati. L’iniziativa, chiamata “Project Big Green?, punta a ridurre drasticamente la crescita del consumo energetico nei data center per Ibm e i suoi clienti, trasformando le aziende e le infrastrutture pubbliche a livello mondiale in data center ?verdi?. I risparmi sono sostanziali: per un data center di 25.000 metri quadri, i clienti saranno in grado di realizzare il 42% di risparmio energetico. Nei soli Stati Uniti questo risparmio equivale a 7,439 tonnellate di emissioni di carbone in meno all’anno.

Il dubbio è che dietro questo sforzo si nascondano comunque disegni di business. Secondo Forrester, è indubbio che l’aspetto ecologico andrà ad allinearsi con gli obiettivi economici e le specializzazioni dei vendor. La sensibilità sociale o ambientale è un buon argomento di marketing, ma diventa economicamente significativo anche solo perché ridurre i consumi energetici nei data center porta a risparmi concreti e subito visibili. D’altra parte, una recente ricerca di Forrester evidenzia come l’85% delle aziende di Europa e Usa abbia affermato che i fattori ambientali sono importanti nella pianificazione delle operazioni informatiche, ma solo un quarto di queste ha incluso criteri ecologici nel processo d’acquisto.

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