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Google vs Apple, Nexus (e non solo) nella battaglia dei sistemi

Nexus 5Xe 6P
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Nexus 5X e 6P, Chromecast, Android 6.0 Marshmallow e Pixel C sono i nuovi device/tasselli nella strategia di Google. Sistemi operativi e piattaforme in cloud dettano lo sviluppo ‘ideale’ dei device ai vendor

E’ una sfida che si gioca sui device, come sui contenuti quella tra Google e Apple, al momento le due aziende più dinamiche e di peso nel comparto dei device digitali, che fanno volume ma anche ampi, ampissimi margini. Con gli annunci di questi giorni la palla in rete l’ha messa Google, Apple ha da poco giocato le sue cartucce con il nuovo iOs i device e la Apple TV di nuova generazione. Google ha presentato a sua volta nuovi smartphone Nexus 5X e 6P, il nuovo Android 6.0 Marshmallow e nuovi Chromecast (video e audio).

Android Marshmallow, la gestione della memoria
Android Marshmallow, la gestione della memoria

Chi pensava che Google si giocasse ovunque la carta del prezzo ‘più conveniente’, per aggredire ulteriormente il mercato di Apple, ha sottovalutato l’intelligenza delle menti di Mountain View, che dove sanno di poter marginare non hanno esitato a marginare. L’Italia è uno di questi Paesi. Qui da noi Nexus 6P costerà troppo di più rispetto al prezzo di listino americano, e rispetto ai contenuti tecnologici, pur validi.

Oggi poi il lancio dei Nexus ha ben altro peso rispetto a quando Google sperimentava la proposta di un proprio device, ideale per sviluppare. Oggi Nexus è uno smartphone più mass-market che mai. Se sarà il prodotto che promette di essere, farà del male a Samsung, farà del bene a Huawei e a LG, per la quale non si è ancora spenta la memoria dei successi di Nexus 5, che nella nostra opinione si colloca certamente tra gli smartphone con il rapporto qualità prezzo migliori di sempre. Di certo sembra che presto dimenticheremo Nexus 6 sviluppato con Motorola, smartphone con limiti, ma che forse ha raccolto ancora meno di quanto meritava.

Nexus 6P
Nexus 6P

La sfida di Google a Apple è in un certo senso soprattutto di ‘approccio’. Google ha capito quanto può valere uno smartphone a propria immagine e somiglianza, con hardware e software ‘comandati’, ma ha lasciato comunque i marchi dei suoi partner. Google si è mossa bene anche sfruttando la propria ‘apertura’ proprio in contrapposizione alla ‘chiusura’ del sistema di Apple per l’entertainment.

Chromecast è oggi conosciuto più che per il fatto di essere una soluzione Google, certo anche per questo, ma non è questo che conta, è conosciuto perché è tra i sistemi più agili e semplici per ‘proiettare‘ i contenuti dalle app del proprio tablet, che sfruttano questa possibilità, a qualsiasi tv dotato di una presa Hdmi, anche se non è particolarmente smart. Se la prima versione di Chromecast era per ‘iniziati’ ora prestazioni, app di gestione, e anche form factor si fanno riconoscere e piacere, anche in ambito consumer.

Ultimo ma non per questo meno importante è Pixel C, con il tablet Google indica una via ai vendor anche sui tablet, o meglio sui convertibili. L’indirizzo di sviluppo avvicina questo dispositivo all’idea di Microsoft, con Surface, il dispositivo più ‘professionale’ tra tutti quelli di cui abbiamo parlato, un’ottima idea quella di Redmond che deve trovare compiutezza con tutt’altra tastiera, e per questo ci attendiamo ottime sorprese proprio nell’appuntamento di inizio ottobre.

Google Pixel C
Google Pixel C

Il business, in questa messe di prodotti, sembra centrare relativamente e invece è importante. A Google manca il tassello, comunque ancora fondamentale, di un dispositivo di lavoro enterprise, vero sostituto di un laptop con Windows. Gli applicativi ci sono, per Android si sviluppa già, ci sono app di sistemi CRM, di consolle di gestione, c’è tanto e ci sarà anche di più, ma non basta, e probabilmente non è nelle intenzioni di Google forzare la mano, e ‘solleticare’ ulteriormente anche le attenzioni degli “untitrust”.

Pixel C
Pixel C

Laptop, smartphone, tablet, nuvola, motore di ricerca, app, entertainment e tv. Forse sarebbe davvero troppo. Sarebbe un sistema del tutto completo. A nostro avviso Google punta oltre, vuole arrivare ovunque con quello che ha già. Nell’idea di Google non serve proprio più un OS dedicato a una macchina, serve solo un OS per il cloud, per certi aspetti l’idea non è per nulla in contraddizione rispetto a quella di Nadella, solo che Nadella deve partire dal passato (certe eredità sono importanti, ma anche pesanti) e Google deve tornare solo un passo indietro da un futuro che è ancora non così prossimo.

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

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