Cisco porta la virtualizzazione sugli switch

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Un nuovo approccio alla gestione della rete è proposto dalla società californiana che cambia il concetto di recovery.

Per assicurare ridondanza alle reti l’approccio tradizionale è quello di duplicare switch e armadi: quando cade una connessione, il clone passivo viene reso operativo con un tempo di attivazione che si aggira tra i 30 e i 40 minuti affinché il decadimento delle prestazioni sia pienamente ristabilito. Combinando armadi fisici attivi e passivi, invece, è possibile moltiplicare l’ampiezza di banda della rete senza dover intervenire sulle infrastrutture riducendo il failover di qualche millisecondo.

È con questo ragionamento tecnologico che Cisco spiega i vantaggi della nuova proposta Catalyst serie 6500 Vss (virtual switching system) 1440, accompagnata da un motore software che abilita la virtualizzazione dell’hardware attraverso una combinazione di molteplici switch che agiscono come un solo nodo di rete. Una soluzione che consente di raggiungere un’ampiezza di banda pari a 1.44 terabits per secondo in quanto gli switch virtualizzati son visti come un singolo nodo con un unico indirizzo Ip. Questo oltre a semplificare la gestione del network consente migliori prestazioni.

Indirizzato alle Pmi Catalyst 4500 E-Series non offre modalità di virtualizzazione ma assicura performance a 320 Gbps con ampiezza di banda quadruplicata per ogni slot.

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