Cala il sipario sull’Idc Innovation Forum 2008

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Recupero del tempo perduto. Investire per dare nuova linfa alla diffusione della conoscenza in ambito tecnologico, sia tra i privati sia tra le aziende. Tutela della rete più che ingabbiarla dentro un circolo vizioso. Sono questi alcuni dei temi caldi emersi durante l’Idc Innovation forum 2008 che ha chiuso i battenti sabato 15 marzo.VIDEO: Intervista a Nicola Ciniero, General Manager Sales IBM ItaliaVIDEO: Intervista a Carlo Magistrelli, Amministratore Delegato EDSInternet va difeso e tutelatoDerba (Microsoft): Un patto per l’innovazione tra le grandi imprese IctInnovazione e impresa al centro dell’universo?Reti di imprese, mancano quelle verticaliInfomobilità, strategica ma legata ai contributi pubbliciLa Rete aperta per un Paese capace di futuroAl via l’Innovation forum 2008VIDEO: Intervista a Roberto Masiero, Presidente IDC Europa

L’Italia non brilla per investimenti in cultura digitale ma è punta di diamante sulle esportazioni. Questo è in sintesi, il pensiero di Roberto Masiero, presidente Idc Emea e Ww conferences emerso durante la serata inaugurare ll’Innovation Forum 2008. Il rapporto del Forum innovazione digitale 2008, presentato quella stessa sera, evidenzia come la buona performance registrata dalle esportazioni negli ultimi due anni conferma il recupero di competitività da parte di quelle imprese dinamiche che si sono affermate come leader mondiali nei settori del made in Italy inteso in senso allargato come, per esempio, l’agroalimentare, la moda, i beni per la casa, la meccanica, i mezzi di trasporto e la meccatronica.

Uno spunto di riflessione interessante che sottolinea anche Masiero è legato al fatto che dietro questo successo ci siano anche molte piccole e medie imprese la cui capacità innovativa è sostenuta da un investimento in ricerca, definito, come sommerso, cioè che sfugge alle statistiche. Scorrendo le pagine del rapporto, tuttavia, non ci si può esimere dall’osservare un andamento preoccupante: il gap di innovazione digitale sulla base dell’incidenza della spesa It sul Pil italiano. Si tratta di un valore sotto la media europea, 1,71 contro 2,71.

Masiero sottolinea come questo gap sia solo la punta di un iceberg che nasconde un fenomeno più vasto, cioè quello delle barriere che impediscono o rallentano la mobilità delle idee, le conoscenze e le competenze. Per questo, forse, premere sul pedale dell’acceleratore dei processi di innovazione digitale, potrebbe portare a una spinta tale da ridurre proprio il gap dell’innovazione in generale.

Su quest’ultimo punto anche Giacomo Vaciago, economista e presidente del forum dell’innovazione digitale, non ha usato mezzi termini: “C’è bisogno di recuoperare i tempi perduti e sudiare un sistema meritocratico più serio per poter guardare avanti con più ottimismo”. Attali, si è anche soffermato sulla questione imposte e tasse, che bloccano la creatività e la spinta all’innovazione delle imprese. Parlando del sistema-paese Italia, Attali auspica interventi anche per la questione legata al digital divide, non risolvibile senza l’intervento dello stato e applaude al web 2.0.

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