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Dean Nelson (Sun): il raffreddamento del data center non fa sprecare energie

Secondo Sun Microsystems, i data center detengono un poco invidiabile record in termini di spreco di energia. Ma per farsi perdonare, la società è andata alla fonte del problema e ha riscritto le regole per il raffreddamento e l’alimentazione elettrica

“La nostra storia non è stata grande, ma noi non abbiamo bisogno di regole o di mandati, abbiamo bisogno solo di best practice”. Sono queste le parole con cuiDean Nelson, global design director per i data centre presso Sun Microsystem, ha accolto favorevolmente il recente lancio del codice di condotta dell’Unione europea per l’efficienza energetica dei Data Centre.

L’idea di Nelson, come spiegato a eWEEKeurope, in termini di best practice è probabilmente in anticipo di tre anni rispetto a qualsiasi altra cosa possiate vedere in molti centri di dati. Negli ultimi anni, Nelson ha guidato il team che ha consolidato tutti i server posseduti da Sun. Ha fatto risparmiare milioni di dollari alla società e nel processo ha promosso nuovi metodi per ridurre i costi di raffreddamento dei server.

“Abbiamo deciso di fare un po’ di pulizia – ha spiegato -. Non abbiamo voluto iniziare a salvare il pianeta, semplicemente non sapevamo che server avessimo, dove fossero o quanto inefficienti fossero”.

Il progetto ha ridotto il budget IT di Sun di svariati milioni, soprattutto attraverso il risparmio energetico, e ha ridotto le dimensioni del suo data centre del 66%. E ciò ha trasformato Nelson in un eroe del movimento per i data center verdi.

La chiave della trasformazione è stato il nuovo approccio al raffreddamento. Nel centro di Sun di Santa Clara è stato tagliato il consumo di energia elettrica del 75%, mentre la potenza di calcolo è aumentata di quattro volte. Questa realizzazione ha richiamato 3mila visitatori negli ultimi anni.

Il segreto non ha nulla a che fare con l’It, egli ha sostenuto: “Ho creato il settore immobiliare del gruppo, perché il raffreddamento è collegato con l’architettura. Se si crea il giusto data center con un’elevata efficienza, si ottiene un beneficio ecologico”.

Il primo compito è di dimensione il problema, ha detto Nelson, utilizzando la PUE (Power Usage Effinciecy), una misura dovuta all’iniziativa Green Grid, che divide la quantità di energia utilizzata da un data center, per la quantità che effettivamente raggiunge i computer.
“La maggior parte dei datacenter ha un PUE di circa 2, ossia per ogni Watt che va al server, un Watt va perso”, ha spiegato Nelson. In Sun, n un breve periodo di tempo, Nelson ha avuto un PUE di 1,28, molto più vicino alla figura ideale che è di 1, che significa che ogni Watt di potenze va direttamente al server.

Nelson è dell’idea che con un PUE di 1,28, un data center di 798 kW abbia bisogno di circa 1 MW di potenza, invece dei consueti 1,5 MW. Egli dice: “È possibile eliminare mezzo megawatt di potenza e far funzionare le stesse attrezzature”. E gli va dato atto che negli Stati Uniti è riuscito a far risparmiare 400.000 dollari l’anno.

Il segreto sta nell’avere il raffreddamento dove è necessario. La maggior parte dei data center è costituita da grandi stanze, raffreddate con aria condizionata. Se un server si riscalda, per compensare l’aumento di temperatura l’intera stanza deve essere raffreddata. Nelson mette invece gli armadi di server in particolari contenitori (pod), così le unità di raffreddamento possono essere posizionate dove è davvero necessario, e utilizza rack con raffreddamento integrato, in modo che non si debba raffreddare tutta la stanza. “Abbiamo usato un sistema di raffreddamento closely-coupled che è stato posto nelle immediate vicinanze della fonte di calore. Così possiamo aumentare il raffreddamento quando ne abbiamo bisogno”.

I pod sostituiscono il cablaggio sottopavimento – una cosa che i designer della stanza hanno compreso solo gradatamente: “Abbiamo costruito un data center pod-based a Blackwater, Camberley, ma non ne ho avuto il completo controllo e così è andata a finire che è stato fatto un pavimento rialzato. Questo ha comportato un costo extra di circa 150 dollari per metro quadro. In Colorado (in un centro di 700 metri quadrati), abbiamo risparmiato 4 milioni di dollari lasciando il pavimento”.

Un pod potrebbe contenere 20 rack e richiedere una potenza iniziale di 100 kW, che però potrebbe anche triplicare se vengono aggiunti dei server. E quindi il raffreddamento deve crescere per far fronte alle necessità. “Il segreto è la flessibilità”, ha precisato Nelson. Ma non è davvero un segreto. Il raffreddamento flessibile ha bisogno di alimentazione flessibile e Sun usa un “bus” di generatori elettrici top di gamma prodotto da Universal Electric, chiamato Starline.

Starline funziona come un impianto elettrico di una casa e questo ha permesso a Nelson di mettere prese di multiple corrente ovunque. “Una nuova presa multipla consente una veloce connessione – ha sottolineato Nelson – fa usare meno rame e può essere messa dovunque ci serva. E la possiamo riutilizzare ovunque”.

Una tale implementazione non soltanto consente a una società di risparmiare, ma offre anche l’opportunità di riconfigurare rapidamente un data center per andare incontro alle esigenze di una ristrutturazione aziendale. Sun ha ampliato ulteriormente questo concetto con il suo prodotto Modular Datacenter, costruito direttamente all’interno di un contenitore per la spedizione – esempio poi seguito da altri fornitori. Effettuare il suo deployment significa semplicemente inviare il contenitore e collegare alimentazione e rete.

E dopo i pod, quale potrebbe essere la nuova frontiera per il raffreddamento? “Potrebbe essere l’acqua – ha detto Nelson -: si arriverà sicuramente al punto in cui l’aria non potrà più risolvere il problema.”

Qualunque sia la strada scelta, scaturirà sicuramente dal Pulse Data Center, un organismo cofondato da Nelson per gli utenti, che lavora sulle sfide future in una serie di “Chill-Offs” in occasione di conferenze internazionali. “Stanno spingendo la costruzione di sitemi di raffreddamento privi di ventola e per il raffreddamento passivo”, ha spiegato Nelson.

Il prossimo Chill-Off, che si terrà dal 17 al 19 febbraio prossimi a Santa Clara, sarà emozionante, ha detto Nalson. Ma a pochi passi di distanza dall’avanguardia del raffreddamento, il codice Ue per le best practice potrebbe fornire uno strumento altrettanto importante per il rank and file degli IT manager, al fine di sensibilizzarli nei confronti di quanto l’efficienza energetica possa fare per consentire un risparmio di denaro e rendere l’It sostenibile.

Peter Judge, giornalista esperto in tecnologia, collabora con eWEEKeurope.co.uk

Per saperne di più leggi anche: Sun sottoscrive il codice di condotta dell’Ue per i data centre

Traduzione a  cura di Patrizia  Godi

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