INTERVISTE

Galbiati (Asus): “In un contesto duro, il mercato europeo in cui Asus fa meglio è quello italiano”
Nel 2013 i prodotti “slim” rappresenteranno per Asus il 30% del mercato. La strategia prevede un rapporto sempre più stretto con il cliente sfruttando i social network, ma nel pieno rispetto della filiera distributiva, in un mercato difficilissimo in cui Asus Italia fa meglio rispetto alla maggior parte dei colleghi europei
Il bilancio di un anno si chiude positivamente per Asus. Durante la Settimana del Design 2011 avevamo incontrato Andrea Galbiati per parlare degli obiettivi della sua azienda e quest’anno si ripete l’appuntamento prima di tutto tirando le somme di un anno difficile, ma positivo.
Esordisce così Galbiati: “Asus in Italia ha raggiunto il 20% del market share in ambito consumer e il 24% nel comparto B2b”. In uno scenario non certo facile: il primo trimestre dell’anno è stato infatti penalizzato dalla mancanza di prodotti per lo shortage nel comparto hard disk, con un aumento dei prezzi del 10-15% che di contro ha costretto i vendor a rinunciare al ribasso dei prezzi, una strategia applicabile in altre situazioni per guadagnare terreno di quote sui competitor.
E l’analisi di Galbiati del contesto in generale è infatti impietosa, ma schietta: “Il mercato globale dei pc soffre pesantemente, da inizio anno è in recessione, si parla del 20-25% dei volumi in calo, l’area netbook fa segnare -50% – ma questa non è la vera sorpresa – nei tablet invece si è assistito a un fenomeno strano nel mese di Dicembre. Si sono venduti 10 volte i volumi che si vendono in un mese, ma questi numeri non sono stati fatti dalle tavolette dei principali vendor quanto piuttosto da tablet ‘cloni’, con prodotti abbinati per esempio agli elettrodomestici, di minor qualità, che però hanno fatto il 60% sul totale di 250.000 mila unità vendute”. Un fenomeno che è rientrato poi nel primo trimestre del 2012.
Asus Italia è preoccupata dell’evoluzione del mercato ma intanto nel contesto europeo è il Paese con il market share più alto per il proprio brand, i progetti di Galbiati per tenere la rotta anche nel 2012 prevedono innanzitutto un intenso sforzo qualitativo.
Galbiati vuole proseguire con “un lavoro di simbiosi con tutti i canali del mercato”. Cosa si intende lo spiega proprio il country manager: “La presenza in tutti i livelli del mercato dal rivenditore al distributore sono strategici, ma lavoriamo sempre di più anche con l’utente finale nei social network con Facebook e Twitter, per capire il gradimento del post-vendita, le problematiche. Perché sono sempre di più il passaparola e il rapporto one to one a fare la differenza, e questa attenzione è possibile pur mantenendo un profondo rispetto nei confronti di tutta la filiera”. Asus per il 2012 vuole presentarsi quindi come un brand che cerca un contatto sempre più stretto con i clienti, perché il mercato è complesso e frammentato e richiede un approccio originale, quasi “sopra le righe, senza riserve”.
L’offerta prodotto consumer di Asus spazia dai notebook, ai tablet e agli ultrabook. Nel segmento tablet Asus conferma la propria strategia ‘transformer’, cioè di un all-in-one che possa soddisfare più bisogni e Galbiati a sua volta crede che sia “fondamentale questa strategia proprio in un contesto in cui la spesa per un tablet diventa critica, mentre Asus può proporlo nella veste di notebook (Prime) e anche come abbinata tablet/smartphone (Padfone), per aggredire un mercato che funziona sui volumi”. Secondo ricerche Asus, a supporto di questo approccio, il 37-38% dei clienti rinuncia all’acquisto perché i prodotti, separati, sono inaccessibili. Per quanto riguarda gli ultrabook invece, per il momento il vendor realizza il 5% con questi device, ma non è poca cosa, perché gli ultrabook consentono un ampio margine, e la percentuale è destinata a raddoppiare in relazione all’offerta in evoluzione dei partner (Intel con Ivy Bridge e la terza generazione Core iX e Microsoft con Windows 8).
Galbiati pensa a un buon raddoppio di volumi per fine anno con gli ultrabook ma intanto è convinto che con Windows 8 a bordo si parlerà prima di tutto di tablet, gli ultrabook touch arriveranno dopo. Asus, che lavora bene con Qualcomm e nVidia (con Android) sarà comunque pronta ad aprirsi a Intel (anche per altri device, oltre agli ultrabook) nel momento in cui l’offerta di Cpu sarà significativa. La prospettiva di Galbiati è in realtà ancora più ampia quando si parla dell’evoluzione dei laptop: “Si va verso la riduzione degli ingombri non solo con gli ultrabook ma anche con gli slimbook, e i notebook stanno infatti cambiando pelle, i device slim tout court arriveremo nel 2013 a coprire con questi prodotti oltre il 30% della nostra offerta”.
E si arriva infine al comparto business. Asus è conosciuta dagli operatori del settore anche in questo ambito, ma si rimane meravigliati se si pensa, come esplicita Galbiati, che “il 40-45% del fatturato viene dal mercato consumer e circa il 60% è realizzato nel professional, nella PMI”. Asus da due anni ha investito risorse per avere una divisione dedicata all’area impresa, dove non le mancano i contatti, ma dove la crisi si fa sentire anche di più ed è più difficile penetrare. Sono 15 i system integrator, o corporate dealer, con cui Asus collabora per progetti futuri. Il corporate non è quindi una novità ma certo rappresenta una sfida.
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