L’America Latina a scuola dalla Pmi italiane

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Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, ha illustrato come
le nostre piccole e medie imprese possano collaborare con gli imprenditori
sudamericani per facilitare lo sviluppo delle loro attività

Le potenzialità di cooperazione tra il nostro Paese e quelli dell’America Latina nell’ambito dello sviluppo economico basato sulla piccola e media impresa, sono enormi ma possono ulteriormente rafforzar. Questa è l’opinione del segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, che intervenendo alla terza Conferenza che il Ministero degli Esteri ha dedicato all’America Latina e ai Carabi, ha affermato che tale rafforzamento può avvenire ?sia offrendo collaborazione agli imprenditori sudamericani in materia di facilitazione all’accesso al credito sia incentivando la costituzione di piccole e medie imprese da parte degli immigrati provenienti da quell’area e residenti nel nostro Paese?.

?Senza un adeguato accesso al credito – ha spiegato Fumagalli – è difficile fare impresa. Dobbiamo usare gli strumenti del credito facendo leva sulla solidarietà tra imprenditori: non si tratta, però, di immaginare interventi di tipo umanitario bensì di ottenere credito finalizzato all’impresa e allo sviluppo caratterizzati da criteri di professionalità bancaria?.

L’altro aspetto riguarda oeil ruolo degli stranieri nel mercato italiano?. Ha affermato Fumagalli: ?Al primo gennaio di quest’anno si contavano in Italia 260 mila migranti sudamericani con una crescita del 53% negli ultimi tre anni, mentre 20 mila erano le imprese costituite da questi, in particolare nei settori dei piccoli trasporti, dell’edilizia e dei servizi?.

?Questo fenomeno – ha concluso il segretario di Confartigianato – va facilitato e accompagnato perchè rappresenta il punto di arrivo dell’integrazione economica e sociale e si caratterizza come scelta di legalità e accettazione del modello di vita del Paese di arrivo?.

Soprattutto su quello della collaborazione, ed è per questo che alla Conferenza largo spazio hanno avuto gli interventi di chi ha rappresentato quel modello di sviluppo che l’Italia ha saputo realizzare (piccole e medie imprese, distretti e movimenti cooperativi) e che è ora pronta a replicare in quei Paesi dove ciò fosse richiesto. Un rapporto paritario, quindi, che dimentichi gli errori che sono stati commessi nel passato, quando si è confidato troppo su legami veri o solo sperati – somiglianze delle lingue, delle culture, della stratificazione sociale, ma soprattutto presenza di nostre comunità – e in ogni caso, comunque, poco coltivati.

Fonte Confartigianato

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